Il Potere Imprenditoriale

 
 

Potere ImprenditorialeGli imprenditori hanno molte idee, soprattutto nella fase iniziale di creazione di un’azienda: successivamente, quando questa parte, funziona e soprattutto rende (economicamente parlando) si nota un generale calo di attenzione per il cuore di quanto creato per spostarsi al fatidico Portafoglio.

Innovazione è un punto cruciale: la mancanza di questa capacità in un’azienda, la rende obsoleta molto velocemente, particolarmente attaccabile dal punto di vista dei prezzi, costi e quote di mercato.

Perché gli imprenditori si stancano di creare innovazione?

Giustamente, dopo anni ed anni di fatiche e risparmi, anche l’imprenditore vuole come tutti gli esseri umani “dipendenti”, e può prendere due possibili strade:
- Mollare tutto e ricominciare da capo, qualsiasi altra cosa;
- Affidare l’azienda a qualcun altro, rimanendo come supervisore generale.

Rari sono i casi in cui una delle due opzioni si avveri: la prima generalmente non viene presa in considerazione, perché non rispecchia l’animo imprenditoriale, se non nei momenti in cui entra in gioco qualcos’altro di più redditizio, la seconda è dovuta alla Paura di Perdere Potere.

Ed è infatti questo il punto principale: spesso le nuove entrate nell’azienda non sono viste come motivo di stimolo e nuova innovazione, ma come rischio di aumento spropositato ed incontrollato di potere che i nuovi soggetti possono avere all’interno dell’azienda.

Entra in gioco l’avarizia, con l’effetto di chiusura in un paraocchi incredibile, perdendo la possibilità di investire oggi Uno per ricavarne domani Dieci.

L’attaccamento alle poltrone è veramente così forte o ci sono altri fattori ad influenzare la mancata di voglia nell’innovazione?

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6 Comments

  1. marco says:

    sono d’accordo sul fatto che si sposti l’interesse al portafogli rispetto al cuore, ma a volte (spesso o sempre) fare impresa significa disinteressarsi di essa per concentrare e sprecare tutte le energie sulla burocrazia italiana, fatto questo che fa nascere all’interno dell’individuo imprenditore una sorta di allergia alla azienda stessa , non la vede più come passione ma come sofferenza per quello che gli accade attorno ad essa.

  2. Ciao Marco!
    sicuramento la legislatura, per “tutelare” i più deboli, ovvero i tuoi clienti, mette limiti per garantire standard qualitativi e di garanzia elevati: tuattavia a volte ci sono degli eccessi che limitano e peggio, ostacolano il lavoro di chi ha voluto creare valore per se stesso e per gli altri.

    Dato per assodato che questo è un problema da non sottovalutare ed anzi, invito chi di dovere a considerare queste utili informazioni, dall’altra parte vi sono le stesse imprese che non generano valore per loro stesse: perchè non investire in una persona nuova, con idee e sopratutto valutare queste idee?

    Tutto ciò che è nuovo viene visto, nella maggioranza dei casi come pericolo e costoso.

  3. Marco says:

    La paura di perdere il controllo della propria creatura cresce con l’età del titolare ed è tanto più forte, quanto più basso è il suo livello culturale. Almeno così ho riscontrato nella realtà delle piccole e medie imprese che ho visto, (per non parlare delle imprese artigiane).
    L’età secondo me influisce sulla capacità dell’imprenditore di immaginare la propria azienda nel mondo in cui si trova adesso e non più nel mondo in cui l’ha creata. Non vede i nuovi pericoli e soprattutto le nuove opportunità.
    Per quello che ho visto io un livello di istruzione inadeguato impedisce all’imprenditore di vedere i limiti dell’organizzazione e del modello di business, di immaginare nuovi scenari che esulano dell’approccio “si è sempre fatto così ed è sempre andato bene”.
    In ambedue i casi l’imprenditore percepisce la propria debolezza culturale, ma non ritiene che questa limiti la sua capacità di gestione dell’azienda, piuttosto teme che la sua condizione sia un facile pretesto per metterlo da parte.
    Naturalmente tutto questo vale per piccole e medie imprese, quelle gestite da un padrone unico. Per quelle grandi (e italiane), la mancanza di competitività in genere indica una forte connotazione politica del management e qui non aggiungo altro.

  4. Grazie Marco, hai perfettamente ragione… uno dei motivi per cui anch’io sono convinto che non vi sia innovazione è l’età che mette limiti.

    Sottoscrivo il concetto del si è sempre fatto così, quindi si continua, con una citazione già postata più volte in questo blog; “Se fai quello che hai sempre fatto, otterrai quello che hai sempre ottenuto”.

    Come poter secondo te far cambiare idea a questi imprenditori, e a farli osare un po di più?

  5. Marco says:

    Prima di tutto, mettiamoci nei panni di chi si trova a gestire una ditta coi tempi che corrono,: paesi emergenti che fanno concorrenza a prezzi bassissimi, clienti che quando pagano hanno allungato i tempi di pagamento dai 60 – 90 giorni a 6 mesi – un anno, crisi economica che ogni giorno riduce le possibilità di vendita. Il problema dell’innovazione è difficile da presentare ad un imprenditore che sta passando più tempo a barcamenarsi fra crediti e debiti che a fare il suo vero lavoro. Comunque se parliamo dei fortunati che ancora hanno buone prospettive, l’unica strada possibile immagino che sia quella dei piccoli passi, cercando di introdurre piccole novità senza cambiare almeno all’inizio, “quello che si è sempre fatto”.
    Aprire un sito Web non dovrebbe nuocere all’esistente, almeno finché non comincia a funzionare davvero. Se ha successo comincerà a richiedere risorse (persona da allocare su questa attività), però magari l’evidenza dei nuovi guadagni dovrebbe convincere il diffidente imprenditore a provare. Un’altra strada parallela potrebbe essere quella di provare a innescare una campagna di viral marketing.
    In ogni caso è fondamentale supportare le azioni con dati reali sui costi e sui profitti; serve quindi una misurazione accurata dei nuovi processi. Altro fattore è la figura del consulente che presenta le iniziative: per essere convincente deve parlare i con numeri alla mano, fare previsioni realistiche e stabilire delle milestone di verifica.

  6. Io credo che, proprio come dici tu, modificare piccole cose ogni giorno possano portare a grandi vantaggi, anche nel brevissimo periodo: immaginiamo solo il rinnovamento di una sola delle tante azioni che ogni giorno deve fare chi lavora nell’azienda: ottimizzando i tempi, mantendendo il medesimo livello di qualità produttiva, otterremo due benefici:
    - Miglioramento delle condizioni lavorative dei collaboratori: in questo modo il lavoratore potrà concentrarsi maggiornemente sul contenuto del suo lavoro e non sul contenitore
    - Miglioramento del risultato stesso della produzione, come conseguenza di ritorno.

    Certo, non si chiedono agli imprenditori di fare chissà quali salti mortali e di inventarsi chissà quali nuovi prodotti per creare innovazione: anche cambiare la motivazione interna è da considerare innovazione…

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