YouTube e l’e-commerce

YouTube negli ultimi mesi ha attivato la nuova possibilità di acquisto online di brani musicali con la previsione di estendere a tutti i contenuti multimediali, film compresi.
Il portale di videosharing più famoso al mondo è riuscito così a conquistare una altissima potenzialità di vendite sfruttando ciò che sa fare meglio: condividere e visualizzare filmati.
Con costi che si aggirano a più di 700 milioni di dollari e poco più di 240 milioni di introiti, YouTube è un chiaro esempio di come un progetto nato senza alcuna prospettiva di guadagno, è riuscito sfruttando le tecnologie e l’innovazione a generare introiti: il tutto ancora una volta con grande cura ed attenzione nello stabilire quale fosse il miglior sistema che permettesse di mantenere il servizio con le caratteristiche attuali ma generare comunque guadagni.
Un’altro esempio – ma al contrario – lo abbiamo visto qualche tempo fa con Skype, acquistato da Ebay, fosse stata una valutazione errata da parte dell’azienda, magari spinti da un po di presunzione di chiamarsi “Ebay”.
Il trucco sta quindi ascoltare e seguire il mercato, per quello che necessita e non per quello che si pensi abbia bisogno… molto spesso è lo stesso utente che ti chiede comprare qualcosa… tu devi essere solo li a venderlo…

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In effetti è una verità evidente soprattutto nel Web, dove è il cliente che ha il controllo della vendita e non il venditore. I clamorosi successi sono solo e sempre quelli che hanno offerto qualcosa che la gente voleva (2 per tutti: Facebook e Twitter). Purtroppo più le organizzazioni sono grandi, più il loro sguardo tende a volgersi verso il proprio ombelico. Prima di decidere non si ricordano mai di recitare il mantra “Noi non siamo il nostro cliente”.
Detto questo, ebay forse ha fatto una mossa avventata e non ha sperimentato sufficientemente prima di fare il passo decisivo, comunque c’è da dire che c’è voluto tutto l’ingegno affaristico di Google per cavare soldi da un servizio popolarissimo come YouTube ma costosissimo ed in pesante rimessa. Ci hanno messo 3 anni per capire come fare e sono convinto che si tratta ancora di una sperimentazione, come gli annunci pubblicitari che a volte ci sono ed a volte no. A dire il vero per un po’ a tutti è sembrato che anche Google avesse fatto il passo più lungo della gamba, forse aveva adocchiato il mezzo audiovisivo offerto da YouTube, pensando alla futura TV via Web, interattiva, con migliaia di canali e pubblicità personalizzata. Può darsi che il vero obiettivo di lungo termine sia proprio quello e che la trovata di vendere brani musicali sia una toppa temporanea.
Si, forse hai ragione, forse Google in principio ha fatto male i propri conti ed è solo grazie alla sua struttura ed i suoi introiti che è in grado di mantenere attivo un servizio “in perdita”… se fosse nel mondo “reale” (
), sarebbe già fallito da un bel po…
Eppure, se guardiamo il tutta questa storia da un’altro punto di vista, da quello di non demoralizzarsi e lottare fintanto che non si trova una soluzione giusta o almeno si riesca a rientrare un po nell’investimento, forse Google è un grande maestro… che ne pensi?
Ciao!