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	<title>Comments on: Vantaggi e Svantaggi della Specializzazione</title>
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	<description>Strategie di Web (&#38;) Marketing</description>
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		<title>By: Mattia Soragni</title>
		<link>http://soragni.it/tecniche/vantaggi-e-svantaggi-della-specializzazione.html#comment-197</link>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2009 13:48:17 +0000</pubDate>
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		<description>sono d&#039;accordo con te quando parli delle aziende che dovrebbero concentrarsi maggiormente sulla loro attivitÃ  principale e non divagare troppo su altro, tuttavia, se tali attivitÃ  le consideriamo come strategie di marketing integrato vero e proprio, allora queste cambiano il senso.

Pensa a tutti i gadget Fiat, dalle magliette ai portachiavi, passando dalle cinture ed orologi: essi risultano attivitÃ  complementari all&#039;attivitÃ  principale, tuttavia generano una sorta di comunitÃ  fedele alla marca. Avere la maglietta Fiat Ã¨ anche un segno di fedeltÃ  alla marca (magari nelle persone questa fedeltÃ  non Ã¨ legato tanto al brand ma al fatto che Ã¨ una azienda italiana e sono fieri di &quot;indossare&quot; la marca). Cosa ne pensi?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sono d&#8217;accordo con te quando parli delle aziende che dovrebbero concentrarsi maggiormente sulla loro attivitÃ  principale e non divagare troppo su altro, tuttavia, se tali attivitÃ  le consideriamo come strategie di marketing integrato vero e proprio, allora queste cambiano il senso.</p>
<p>Pensa a tutti i gadget Fiat, dalle magliette ai portachiavi, passando dalle cinture ed orologi: essi risultano attivitÃ  complementari all&#8217;attivitÃ  principale, tuttavia generano una sorta di comunitÃ  fedele alla marca. Avere la maglietta Fiat Ã¨ anche un segno di fedeltÃ  alla marca (magari nelle persone questa fedeltÃ  non Ã¨ legato tanto al brand ma al fatto che Ã¨ una azienda italiana e sono fieri di &#8220;indossare&#8221; la marca). Cosa ne pensi?</p>
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		<title>By: Marco</title>
		<link>http://soragni.it/tecniche/vantaggi-e-svantaggi-della-specializzazione.html#comment-196</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 12:18:11 +0000</pubDate>
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		<description>Credo che si tratti di un problema di dimensione e di budget.
Parlando delle aziende specializzate la prima cosa che mi viene in mente sono quelle che tutti i giorni abbiamo sotto gli occhi; sono le piccole e medie aziende che diffondono nel mondo il made in Italy di altissima qualitÃ . Sono quelle che producono scarpe, abbigliamento di alta moda e PrÃªt-Ã -porter, prodotti alimentari di nicchia come la mozzarella (che spopola negli USA) o i formaggi, biancheria per la casa, eccâ€¦ Sono sicuramente un esempio di successo durevole.
Io credo che se lâ€™azienda Ã¨ piccola sia molto focalizzata nel mantenere il massimo livello di qualitÃ  dei propri prodotti e nellâ€™interpretare le preferenze dei clienti e della moda; ha troppe poche risorse per tentare lâ€™avventura in nuovi settori. Quello richiede studi accurati e investimenti iniziali molto elevati, dal risultato incerto. Per cui specializzazione Ã¨ lâ€™unica via di sopravvivenza..
Di diversa natura Ã¨ il made in Italy di fascia alta, dove lâ€™industria (di industria si parla) risente di piÃ¹ della stagnazione del mercato e dellâ€™invecchiamento dei prodotti. Qui perÃ² il fatturato ha qualche zero in piÃ¹ e gli investimenti nellâ€™innovazione sono possibili, anzi, doverosi. Eâ€™ cosÃ¬ che le grandi aziende dellâ€™abbigliamento prestano il loro marchio ai profumi, quelle automobilistiche si spingono verso il settore dellâ€™abbigliamento e cosÃ¬ via. 
A me perÃ² resta il dubbio se questa diversificazione porti loro un reale beneficio o se stavano meglio prima. Vale la pena per una casa automobilistica dal nome mitico buttarsi per esempio nel mercato dellâ€™abbigliamento dove le posizioni di eccellenza sono giÃ  state conquistate da tempo immemorabile? Se lo stesso sforzo lâ€™avessero indirizzato a fare quello che sanno fare meglio in modo innovativo, avrebbero avuto un ritorno maggiore o minore?
Se invece si esce dallâ€™Italia e si alza lo sguardo verso le realtÃ  multinazionali (dove le cifre dei bilanci non stanno piÃ¹ nei fogli excel), allora la diversificazione Ã¨ la norma, si pensi alla Bayer o la 3M o Procter &amp; Gamble. Il mercato di un solo prodotto non basta per aziende di quella dimensione, lÃ¬ devono per forza espandersi su settori merceologici differenti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che si tratti di un problema di dimensione e di budget.<br />
Parlando delle aziende specializzate la prima cosa che mi viene in mente sono quelle che tutti i giorni abbiamo sotto gli occhi; sono le piccole e medie aziende che diffondono nel mondo il made in Italy di altissima qualitÃ . Sono quelle che producono scarpe, abbigliamento di alta moda e PrÃªt-Ã -porter, prodotti alimentari di nicchia come la mozzarella (che spopola negli USA) o i formaggi, biancheria per la casa, eccâ€¦ Sono sicuramente un esempio di successo durevole.<br />
Io credo che se lâ€™azienda Ã¨ piccola sia molto focalizzata nel mantenere il massimo livello di qualitÃ  dei propri prodotti e nellâ€™interpretare le preferenze dei clienti e della moda; ha troppe poche risorse per tentare lâ€™avventura in nuovi settori. Quello richiede studi accurati e investimenti iniziali molto elevati, dal risultato incerto. Per cui specializzazione Ã¨ lâ€™unica via di sopravvivenza..<br />
Di diversa natura Ã¨ il made in Italy di fascia alta, dove lâ€™industria (di industria si parla) risente di piÃ¹ della stagnazione del mercato e dellâ€™invecchiamento dei prodotti. Qui perÃ² il fatturato ha qualche zero in piÃ¹ e gli investimenti nellâ€™innovazione sono possibili, anzi, doverosi. Eâ€™ cosÃ¬ che le grandi aziende dellâ€™abbigliamento prestano il loro marchio ai profumi, quelle automobilistiche si spingono verso il settore dellâ€™abbigliamento e cosÃ¬ via.<br />
A me perÃ² resta il dubbio se questa diversificazione porti loro un reale beneficio o se stavano meglio prima. Vale la pena per una casa automobilistica dal nome mitico buttarsi per esempio nel mercato dellâ€™abbigliamento dove le posizioni di eccellenza sono giÃ  state conquistate da tempo immemorabile? Se lo stesso sforzo lâ€™avessero indirizzato a fare quello che sanno fare meglio in modo innovativo, avrebbero avuto un ritorno maggiore o minore?<br />
Se invece si esce dallâ€™Italia e si alza lo sguardo verso le realtÃ  multinazionali (dove le cifre dei bilanci non stanno piÃ¹ nei fogli excel), allora la diversificazione Ã¨ la norma, si pensi alla Bayer o la 3M o Procter &amp; Gamble. Il mercato di un solo prodotto non basta per aziende di quella dimensione, lÃ¬ devono per forza espandersi su settori merceologici differenti.</p>
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