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	<title>Comments on: Il Potere Imprenditoriale</title>
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	<link>http://soragni.it/tendenze/il-potere-imprenditoriale.html</link>
	<description>Strategie di Web (&#38;) Marketing</description>
	<lastBuildDate>Sat, 05 May 2012 15:34:59 +0000</lastBuildDate>
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		<title>By: Mattia Soragni</title>
		<link>http://soragni.it/tendenze/il-potere-imprenditoriale.html#comment-175</link>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 22:12:57 +0000</pubDate>
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		<description>Io credo che, proprio come dici tu, modificare piccole cose ogni giorno possano portare a grandi vantaggi, anche nel brevissimo periodo: immaginiamo solo il rinnovamento di una sola delle tante azioni che ogni giorno deve fare chi lavora nell&#039;azienda: ottimizzando i tempi, mantendendo il medesimo livello di qualitÃ  produttiva, otterremo due benefici:
- Miglioramento delle condizioni lavorative dei collaboratori: in questo modo il lavoratore potrÃ  concentrarsi maggiornemente sul contenuto del suo lavoro e non sul contenitore
- Miglioramento del risultato stesso della produzione, come conseguenza di ritorno.

Certo, non si chiedono agli imprenditori di fare chissÃ  quali salti mortali e di inventarsi chissÃ  quali nuovi prodotti per creare innovazione: anche cambiare la motivazione interna Ã¨ da considerare innovazione...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io credo che, proprio come dici tu, modificare piccole cose ogni giorno possano portare a grandi vantaggi, anche nel brevissimo periodo: immaginiamo solo il rinnovamento di una sola delle tante azioni che ogni giorno deve fare chi lavora nell&#8217;azienda: ottimizzando i tempi, mantendendo il medesimo livello di qualitÃ  produttiva, otterremo due benefici:<br />
- Miglioramento delle condizioni lavorative dei collaboratori: in questo modo il lavoratore potrÃ  concentrarsi maggiornemente sul contenuto del suo lavoro e non sul contenitore<br />
- Miglioramento del risultato stesso della produzione, come conseguenza di ritorno.</p>
<p>Certo, non si chiedono agli imprenditori di fare chissÃ  quali salti mortali e di inventarsi chissÃ  quali nuovi prodotti per creare innovazione: anche cambiare la motivazione interna Ã¨ da considerare innovazione&#8230;</p>
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		<title>By: Marco</title>
		<link>http://soragni.it/tendenze/il-potere-imprenditoriale.html#comment-174</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 15:33:57 +0000</pubDate>
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		<description>Prima di tutto, mettiamoci nei panni di chi si trova a gestire una ditta coi tempi che corrono,: paesi emergenti che fanno concorrenza a prezzi bassissimi, clienti che quando pagano hanno allungato i tempi di pagamento dai 60 - 90 giorni a 6 mesi â€“ un anno, crisi economica che ogni giorno riduce le possibilitÃ  di vendita. Il problema dellâ€™innovazione Ã¨ difficile da presentare ad un imprenditore che sta passando piÃ¹ tempo a barcamenarsi fra crediti e debiti che a fare il suo vero lavoro. Comunque se parliamo dei fortunati che ancora hanno buone prospettive, lâ€™unica strada possibile immagino che sia quella dei piccoli passi, cercando di introdurre piccole novitÃ  senza cambiare  almeno allâ€™inizio, â€œquello che si Ã¨ sempre fattoâ€.
Aprire un sito Web non dovrebbe nuocere allâ€™esistente, almeno finchÃ© non comincia a funzionare davvero. Se ha successo comincerÃ  a richiedere risorse (persona da allocare su questa attivitÃ ), perÃ² magari lâ€™evidenza dei nuovi guadagni dovrebbe convincere il diffidente imprenditore a provare. Un&#039;altra strada parallela potrebbe essere quella di provare a innescare una campagna di viral marketing.
In ogni caso Ã¨ fondamentale supportare le azioni con dati reali sui costi e sui profitti; serve quindi una misurazione accurata dei nuovi processi. Altro fattore Ã¨ la figura del consulente che presenta le iniziative: per essere convincente deve parlare i con numeri alla mano, fare previsioni realistiche e stabilire delle milestone di verifica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Prima di tutto, mettiamoci nei panni di chi si trova a gestire una ditta coi tempi che corrono,: paesi emergenti che fanno concorrenza a prezzi bassissimi, clienti che quando pagano hanno allungato i tempi di pagamento dai 60 &#8211; 90 giorni a 6 mesi â€“ un anno, crisi economica che ogni giorno riduce le possibilitÃ  di vendita. Il problema dellâ€™innovazione Ã¨ difficile da presentare ad un imprenditore che sta passando piÃ¹ tempo a barcamenarsi fra crediti e debiti che a fare il suo vero lavoro. Comunque se parliamo dei fortunati che ancora hanno buone prospettive, lâ€™unica strada possibile immagino che sia quella dei piccoli passi, cercando di introdurre piccole novitÃ  senza cambiare  almeno allâ€™inizio, â€œquello che si Ã¨ sempre fattoâ€.<br />
Aprire un sito Web non dovrebbe nuocere allâ€™esistente, almeno finchÃ© non comincia a funzionare davvero. Se ha successo comincerÃ  a richiedere risorse (persona da allocare su questa attivitÃ ), perÃ² magari lâ€™evidenza dei nuovi guadagni dovrebbe convincere il diffidente imprenditore a provare. Un&#8217;altra strada parallela potrebbe essere quella di provare a innescare una campagna di viral marketing.<br />
In ogni caso Ã¨ fondamentale supportare le azioni con dati reali sui costi e sui profitti; serve quindi una misurazione accurata dei nuovi processi. Altro fattore Ã¨ la figura del consulente che presenta le iniziative: per essere convincente deve parlare i con numeri alla mano, fare previsioni realistiche e stabilire delle milestone di verifica.</p>
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	<item>
		<title>By: Mattia Soragni</title>
		<link>http://soragni.it/tendenze/il-potere-imprenditoriale.html#comment-173</link>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 00:13:17 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie Marco, hai perfettamente ragione... uno dei motivi per cui anch&#039;io sono convinto che non vi sia innovazione Ã¨ l&#039;etÃ  che mette limiti.

Sottoscrivo il concetto del si Ã¨ sempre fatto cosÃ¬, quindi si continua, con una citazione giÃ  postata piÃ¹ volte in questo blog; &quot;Se fai quello che hai sempre fatto, otterrai quello che hai sempre ottenuto&quot;.

Come poter secondo te far cambiare idea a questi imprenditori, e a farli osare un po di piÃ¹?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Marco, hai perfettamente ragione&#8230; uno dei motivi per cui anch&#8217;io sono convinto che non vi sia innovazione Ã¨ l&#8217;etÃ  che mette limiti.</p>
<p>Sottoscrivo il concetto del si Ã¨ sempre fatto cosÃ¬, quindi si continua, con una citazione giÃ  postata piÃ¹ volte in questo blog; &#8220;Se fai quello che hai sempre fatto, otterrai quello che hai sempre ottenuto&#8221;.</p>
<p>Come poter secondo te far cambiare idea a questi imprenditori, e a farli osare un po di piÃ¹?</p>
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		<title>By: Marco</title>
		<link>http://soragni.it/tendenze/il-potere-imprenditoriale.html#comment-172</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 13:40:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://soragni.it/blog/?p=295#comment-172</guid>
		<description>La paura di perdere il controllo della propria creatura cresce con lâ€™etÃ  del titolare ed Ã¨ tanto piÃ¹ forte, quanto piÃ¹ basso Ã¨ il suo livello culturale. Almeno cosÃ¬ ho riscontrato nella realtÃ  delle piccole e medie imprese che ho visto, (per non parlare delle imprese artigiane).
Lâ€™etÃ  secondo me influisce sulla capacitÃ  dellâ€™imprenditore di immaginare la propria azienda nel mondo in cui si trova adesso e non piÃ¹ nel mondo in cui lâ€™ha creata. Non vede i nuovi pericoli e soprattutto le nuove opportunitÃ .
Per quello che ho visto io un livello di istruzione inadeguato impedisce allâ€™imprenditore di vedere i limiti dellâ€™organizzazione e del modello di business, di immaginare nuovi scenari che esulano dellâ€™approccio â€œsi Ã¨ sempre fatto cosÃ¬ ed Ã¨ sempre andato beneâ€. 
In ambedue i casi lâ€™imprenditore percepisce la propria debolezza culturale, ma non ritiene che questa limiti la sua capacitÃ  di gestione dellâ€™azienda, piuttosto teme che la sua condizione sia un facile pretesto per metterlo da parte.
Naturalmente tutto questo vale per piccole e medie imprese, quelle gestite da un padrone unico. Per quelle grandi (e italiane), la mancanza di competitivitÃ  in genere indica una forte connotazione politica del management e qui non aggiungo altro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La paura di perdere il controllo della propria creatura cresce con lâ€™etÃ  del titolare ed Ã¨ tanto piÃ¹ forte, quanto piÃ¹ basso Ã¨ il suo livello culturale. Almeno cosÃ¬ ho riscontrato nella realtÃ  delle piccole e medie imprese che ho visto, (per non parlare delle imprese artigiane).<br />
Lâ€™etÃ  secondo me influisce sulla capacitÃ  dellâ€™imprenditore di immaginare la propria azienda nel mondo in cui si trova adesso e non piÃ¹ nel mondo in cui lâ€™ha creata. Non vede i nuovi pericoli e soprattutto le nuove opportunitÃ .<br />
Per quello che ho visto io un livello di istruzione inadeguato impedisce allâ€™imprenditore di vedere i limiti dellâ€™organizzazione e del modello di business, di immaginare nuovi scenari che esulano dellâ€™approccio â€œsi Ã¨ sempre fatto cosÃ¬ ed Ã¨ sempre andato beneâ€.<br />
In ambedue i casi lâ€™imprenditore percepisce la propria debolezza culturale, ma non ritiene che questa limiti la sua capacitÃ  di gestione dellâ€™azienda, piuttosto teme che la sua condizione sia un facile pretesto per metterlo da parte.<br />
Naturalmente tutto questo vale per piccole e medie imprese, quelle gestite da un padrone unico. Per quelle grandi (e italiane), la mancanza di competitivitÃ  in genere indica una forte connotazione politica del management e qui non aggiungo altro.</p>
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	<item>
		<title>By: Mattia Soragni</title>
		<link>http://soragni.it/tendenze/il-potere-imprenditoriale.html#comment-171</link>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2008 18:15:18 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Marco!
sicuramento la legislatura, per &quot;tutelare&quot; i piÃ¹ deboli, ovvero i tuoi clienti, mette limiti per garantire standard qualitativi e di garanzia elevati: tuattavia a volte ci sono degli eccessi che limitano e peggio, ostacolano il lavoro di chi ha voluto creare valore per se stesso e per gli altri.

Dato per assodato che questo Ã¨ un problema da non sottovalutare ed anzi, invito chi di dovere a considerare queste utili informazioni, dall&#039;altra parte vi sono le stesse imprese che non generano valore per loro stesse: perchÃ¨ non investire in una persona nuova, con idee e sopratutto valutare queste idee?

Tutto ciÃ² che Ã¨ nuovo viene visto, nella maggioranza dei casi come pericolo e costoso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Marco!<br />
sicuramento la legislatura, per &#8220;tutelare&#8221; i piÃ¹ deboli, ovvero i tuoi clienti, mette limiti per garantire standard qualitativi e di garanzia elevati: tuattavia a volte ci sono degli eccessi che limitano e peggio, ostacolano il lavoro di chi ha voluto creare valore per se stesso e per gli altri.</p>
<p>Dato per assodato che questo Ã¨ un problema da non sottovalutare ed anzi, invito chi di dovere a considerare queste utili informazioni, dall&#8217;altra parte vi sono le stesse imprese che non generano valore per loro stesse: perchÃ¨ non investire in una persona nuova, con idee e sopratutto valutare queste idee?</p>
<p>Tutto ciÃ² che Ã¨ nuovo viene visto, nella maggioranza dei casi come pericolo e costoso.</p>
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		<title>By: marco</title>
		<link>http://soragni.it/tendenze/il-potere-imprenditoriale.html#comment-170</link>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2008 14:55:15 +0000</pubDate>
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		<description>sono d&#039;accordo sul fatto che si sposti l&#039;interesse al portafogli rispetto al cuore, ma a volte (spesso o sempre) fare impresa significa disinteressarsi di essa  per concentrare e sprecare tutte le energie sulla burocrazia italiana, fatto questo che fa nascere all&#039;interno dell&#039;individuo imprenditore una sorta di allergia alla azienda stessa , non la vede piÃ¹ come passione ma come sofferenza per quello che gli accade attorno ad essa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sono d&#8217;accordo sul fatto che si sposti l&#8217;interesse al portafogli rispetto al cuore, ma a volte (spesso o sempre) fare impresa significa disinteressarsi di essa  per concentrare e sprecare tutte le energie sulla burocrazia italiana, fatto questo che fa nascere all&#8217;interno dell&#8217;individuo imprenditore una sorta di allergia alla azienda stessa , non la vede piÃ¹ come passione ma come sofferenza per quello che gli accade attorno ad essa.</p>
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