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	<title>Web Marketing Strategist: Mattia Soragni &#187; Psicologia</title>
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	<description>Strategie di Web (&#38;) Marketing</description>
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		<title>Psicologia nella scelta del posto sul treno</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 05:13:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Strategie di Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggiando]]></category>
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		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Metodo di Applicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche nel marketing avere queste informazioni Ã¨ di fondamentale importanza: comunicare ad una persona un messaggio che per preconcetti suoi mettono un limite o sbarrano alle decisioni di acquisto, Ã¨ quanto di piÃ¹ sbagliato possa esserci.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-557" title="Psicologia nella scelta del posto sul treno" src="http://soragni.it/blog/wp-content/uploads//974561_ice_train.jpg" alt="Psicologia nella scelta del posto sul treno" width="300" height="224" />Mi Ã¨ capitato recentemente di viaggiare in treno, e nei lunghi tragitti, pensare a come le persone <em><strong>scelgano </strong></em>il proprio posto a sedere.</p>
<p>Se infatti osserviamo attentamente il <strong>comportamento </strong>dei viaggiatori nello scegliere il proprio posto, notiamo dei fenomeni tanto <em>strani </em>quanto <em>improbabili</em>.</p>
<p>Quale sia la <strong>scelta psicologica </strong>alla base non lo so, ma mi stupisce come gli atteggiamenti delle persone siano talmente differenti che provare a definire un unico <strong>metodo di applicazione</strong>, risulta tanto inefficace quanto incorretto.</p>
<ul>
<li style="text-align: left;">C&#8217;Ã¨ chi, visto un posto a sedere, si <em>guarda attorno</em> prima di occuparlo</li>
<li style="text-align: left;">Chi lancia <em>sguardi veloci</em> al sedile prima di sedersi</li>
<li style="text-align: left;">Alcuni <em>valutano</em> la persona/le persone sedute prima di decidere</li>
<li style="text-align: left;">Altri <em>non si curano</em> ne del posto ne delle persone e si siedono</li>
<li style="text-align: left;">Infine, persone che prima di sedersi passano tutto il vagone e <em>solo dopo aver valutato ogni singolo posto</em> libero, decidono dove sedersi.</li>
</ul>
<p><span id="more-555"></span></p>
<p>Quanto scritto mi Ã¨ servito come esempio per spiegare meglio come le persone stabiliscono le <strong>proprie decisioni </strong>nell&#8217;arco di qualche <em><strong>frazione di secondo</strong></em> senza un&#8217;apparente motivo, eppure, il loro cervello valuta ogniÂ  preconcetto prima di stabilire se fare o non fare una determinata <strong>azione</strong>.</p>
<p>Anche nel <strong>marketing </strong>avere queste informazioni Ã¨ di fondamentale importanza: <strong>comunicare ad una persona un messaggio</strong> che per <em>preconcetti </em>suoi mettono un limite o sbarrano alle decisioni di acquisto, Ã¨ quanto di piÃ¹ sbagliato possa esserci.</p>
<p><span style="color: #008000;">Quanto Ã¨ importante capire quali sono le cose che <strong>attirano o allontanano le persone? </strong>Quali <em><strong>strategie </strong></em>possiamo attuare <strong>per capirlo?</strong></span></p>
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		<title>Quelli che&#8230; Guardano le Vetrine</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 05:35:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Tecniche]]></category>
		<category><![CDATA[Grado di Attenzione]]></category>
		<category><![CDATA[Potenziale Acquisto]]></category>
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		<description><![CDATA[Qual'Ã¨ la differenza sostanziale tra un mercato di paese ed una vetrina? La possibilitÃ  di toccare con mano il prodotto. Il fatto di non essere direttamente a contatto con il prodotto ma di vederlo attraverso un vetro genera distaccamento e, nell'immaginario psicologico, allontana il potenziale cliente all'acquisto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-548" title="Vetrine nei Negozi" src="http://soragni.it/blog/wp-content/uploads//1193076_monthly_fees_3.jpg" alt="Vetrine nei Negozi" width="192" height="192" /></p>
<blockquote><p><em>Un sottile vetro che puÃ² portare a non guadagnare</em></p></blockquote>
<p>Le vetrine sono dei <em><strong>divisori </strong></em>tra quello che c&#8217;Ã¨ fuori e quello che c&#8217;Ã¨ dentro: ogni giorno migliaia di persone passeggiando per le vie delle cittÃ  separate dai prodotti proprio da questo vetro.</p>
<p><span style="color: #008000;">Qual&#8217;Ã¨ la <strong>differenza </strong>sostanziale tra un mercato di paese ed una vetrina? La <strong>possibilitÃ  di toccare</strong> con mano il prodotto.</span></p>
<p><span style="color: #008000;"><span style="color: #000000;">Il fatto di non essere <strong>direttamente a </strong></span></span><span style="color: #008000;"><span style="color: #000000;"><strong>contatto</strong> </span></span><span style="color: #008000;"><span style="color: #000000;">con il prodotto ma di vederlo attraverso un vetro genera <strong>distaccamento </strong>e, nell&#8217;immaginario psicologico, <em><strong>allontana il potenziale cliente all&#8217;acquisto</strong></em>.</span></span></p>
<p><span style="color: #008000;"><span style="color: #000000;"><span id="more-546"></span></span></span></p>
<p><span style="color: #008000;"><span style="color: #000000;">Infatti, se pensiamo a quei negozi che mettono i cestelli di prodotti appena fuori dalla porta di entrata, vediamo un <strong>interessante fenomeno</strong>. Valutiamolo l&#8217;ipotesi migliore:</span></span></p>
<ol>
<li><em><span style="color: #008000;"><span style="color: #000000;">le persone si avvicinano alla vetrina</span></span></em></li>
<li><em><span style="color: #008000;"><span style="color: #000000;">guardano i prodotti presentati</span></span></em></li>
<li><em><span style="color: #008000;"><span style="color: #000000;">si avvicinano ai cestelli contenenti prodotti<br />
</span></span></em></li>
<li><span style="color: #008000;"><span style="color: #000000;"><em>entrano nel negozio</em><br />
</span></span></li>
</ol>
<p>Nei negozi che invece <em>non </em>sono dotati di questi cestelli, il processo Ã¨ praticamente uguale, <em>senza il terzo punto</em>.</p>
<p><span style="color: #008000;">Mi piacerebbe <em><strong>valutare</strong></em>:</span></p>
<ul>
<li><span style="color: #008000;">il <strong>grado di attenzione</strong> che un semplice cestello contenente prodotti alla rinfusa, Ã¨ in grado di attirare</span></li>
<li><span style="color: #008000;">capire come il <em><strong>prezzo </strong></em>dei prodotti esposti <strong>incida sull&#8217;entrata</strong> di potenziali clienti nel negozio</span></li>
<li><span style="color: #008000;">valutare la <strong>differenza di accessi</strong> ad uno stesso negozio, sulla base della presenza o meno di questo cestello</span></li>
</ul>
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		<title>Percepire il Valore Associato</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 07:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
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		<category><![CDATA[Valore Economico]]></category>
		<category><![CDATA[Valore Percepito]]></category>

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		<description><![CDATA[Il valore percepito di un prodotto e/o servizio non Ã¨Â collegato solo alla quantitÃ  di materiale utilizzato, tempo dedicato per la sua realizzazione o numero di persone impiegate, ma al valore che ogni persona associa ad esso,Â acquisendone di riflesso, sia per ilÂ singolo cheÂ per la comunitÃ , un valore superiore o inferiore. Pensiamo ai soldi: seppur vi sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-482" title="Percezione delle Differenze di Valore" src="http://soragni.it/blog/wp-content/uploads//188636_monopoli.jpg" alt="Percezione delle Differenze di Valore" width="300" height="200" /></p>
<blockquote><p>Il valore percepito di un prodotto e/o servizio <strong>non Ã¨Â collegato solo</strong> alla quantitÃ  di materiale utilizzato, tempo dedicato per la sua realizzazione o numero di persone impiegate, <strong>ma al valore che ogni persona associa ad esso</strong>,Â acquisendone di riflesso, sia per ilÂ singolo cheÂ per la comunitÃ , un <strong>valore superiore o inferiore</strong>.</p></blockquote>
<p>Pensiamo ai soldi: seppur vi sia un <strong>valore economico</strong> associabile alla materia prima e alla lavorazione per realizzarli, esso <em><strong>non corrisponde</strong></em> al valore da noi utilizzato.<span id="more-474"></span></p>
<p>Pensiamo alle scarpe: esse hanno un costo di realizzazione, rappresentato da materie prime e manodopera: eppure, <strong><em>a paritÃ </em></strong> di materiale impiegato &#8211; <em>ed a volte alla qualitÃ </em> &#8211; alcune le paghiamo 20â‚¬ altre 100â‚¬ altre ancora 200â‚¬.</p>
<p>Cosa accomuna Soldi e Scarpe nella <strong>percezione di valore</strong>? Il valore stesso che <strong><em>le persone</em></strong> <strong><em>associano</em></strong> ad un determinato bene (o servizio) <strong>rappresenta il valore economico</strong> che essi sono disposti a spendere pur di averlo.</p>
<p><em>Simo disposti a pagare cifre aÂ doppio zero per un paio di scarpe Nike, ma non siamo disposti a pagare in egual misura un prodotto qualitativamente paragonabile ma acquistato al mercato del paeseÂ (eÂ sopratutto non brandizzato).<br />
Se pagareÂ 10 euro un pizza ci sembra troppo, per una persona di un paese povero, il suo valore ideologico Ã¨ di gran lunga superiore.</em></p>
<p><span style="color: #003366;"><span style="color: #000000;">Sei d&#8217;accordo con quanto ho detto, ovvero che </span>il valore viene attribuito in base alÂ <strong>valore personaleÂ associato ad un determinato bene o servizio?</strong></span></p>
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		<title>Il duro lavoro dei Plagiatori</title>
		<link>http://soragni.it/web/il-duro-lavoro-dei-plagiatori.html</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 06:30:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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		<category><![CDATA[Diritto d'Autore]]></category>
		<category><![CDATA[Plagio]]></category>

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		<description><![CDATA[Seppur piÃ¹ volte ho avuto modo di constatare che i miei post vengono apprezzati da altri siti/blog, di fatto, non ho mai richiesto la cancellazione degli stessi ma la semplice citazione dell'autore originale (che poi sarei io). Il piÃ¹ delle volte, la richiesta Ã¨ stata accolta, ed il povero duplicatore ha inserito il mio nome vicino all'articolo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-399" title="Plagio nel Web" src="http://soragni.it/blog/wp-content/uploads//copy-150x150.jpg" alt="Plagio nel Web" width="150" height="150" />Un titolo un poâ€™ ironico ed un poâ€™ provocatore dovuto all&#8217;ennesima situazione di &#8220;<strong>plagio</strong>&#8221; di contenuti, ai danni del sottoscritto, che ha visto <strong>ripubblicare i propri articoli senza autorizzazione e sopratutto senza citazione della fonte</strong>, da nuovi <em>pseudo-originali</em> artisti del blogging.</p>
<p>Il computer ci permette di utilizzare una <em>magica combinazioni di tasti</em>, chiamati in gergo <em><strong>copia-incolla</strong></em>: ma questa semplicitÃ  tecnica non autorizza nessuno a copiare il lavoro altrui e senza l&#8217;indicazione della fonte da cui si Ã¨ tratto &#8220;<em>ispirazione</em>&#8220;.</p>
<p>Seppur piÃ¹ volte ho avuto modo di constatare che i miei post vengono apprezzati da altri siti/blog, <strong>di fatto, non ho mai richiesto la cancellazione degli stessi ma la semplice citazione dell&#8217;autore originale</strong> (che poi sarei io <img src='http://soragni.it/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> ). Il piÃ¹ delle volte, la richiesta Ã¨ stata accolta, ed il povero duplicatore ha inserito il mio nome vicino all&#8217;articolo.</p>
<p><span id="more-394"></span>In altre occasioni, ho <strong>esplicitamente richiesto che i miei articoli venissero duplicati</strong>, con l&#8217;unica condizione richiesta del link all&#8217;articolo originale: semplicemente, ho chiarito che <em>se il contenuto da me scritto era di interesse per altri siti, quale motivo avrei avuto per <strong>bloccare la riproduzione</strong>?</em></p>
<p>La cosa interessante, e sarebbe da studiare l&#8217;effetto psicologico che l&#8217;autorizzazione ha sul malandrino, Ã¨ che <strong>mai nessuno ha continuato in modo lecito a prendere e pubblicare i contenuti che nel tempo scrivevo</strong>. E&#8217; come se prendere un testo senza averne l&#8217;autorizzazione fosse il motivo vero dell&#8217;insano gesto, e,<em> una volta scoperti, quanto andavo a scrivere perdesse di interesse</em>&#8230;</p>
<p><em><strong>Quale effetto secondo te ha in chi copia, l&#8217;autorizzazione a farlo?</strong></em></p>
<p style="font-size:10px;"><em>PS: Prendo l&#8217;occasione, pubblicamente, di invitare chiunque fosse interessato ai contenuti di questo blog, a prenderli, modificarli, ripubblicarli, criticarli, </em><em><strong>all&#8217;unica condizione</strong> di inserire da qualche parte in chiaro all&#8217;interno dell&#8217;articolo o sue vicinanze, </em><em>il vero autore e l&#8217;indirizzo a cui Ã¨ presente il pezzo originale. Non Ã¨ per un aspetto economico, ne di posizionamento, ne ancora di visitatori, ma di </em><em><strong>semplice eticitÃ  dell&#8217;azione</strong>: chi chiederÃ  in modo chiaro miei contenuti sarÃ  libero di ripubblicarli. Chiedo solo serietÃ , professionalitÃ  e rispetto per il tempo impiegato per la stesura di idee e testo, </em><em>o almeno per i due neuroni che mi ritrovo&#8230; <img src='http://soragni.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </em></p>
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