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	<title>Web Marketing Strategist: Mattia Soragni &#187; Economia</title>
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	<description>Strategie di Web (&#38;) Marketing</description>
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		<title>Quando finirÃ  la crisi economica? (FinirÃ ?)</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 07:43:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Personalmente]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi Economica]]></category>
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		<category><![CDATA[Mercato]]></category>

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		<description><![CDATA[La crisi economica attuale non Ã¨ una fase transitoria ma uno spostamento del mercato: ecco perchÃ¨ non vale la pena aspettare un ritorno al passato, ma sviluppare nuova forza creando nuovo valore economico per l'azienda e per i propri clienti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-761" title="La fine della Crisi Economica" src="http://soragni.it/blog/wp-content/uploads/1085939_clock-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></p>
<p>Man mano che parlo con le persone, nonostante il  â€œpanico da crisiâ€ sembra sia stato superato, in molti stanno ancora aspettando un ritorno  al passato.</p>
<p>Eppure secondo me questo Ã¨ lâ€™errore piÃ¹ grave che unâ€™azienda  possa fare: attendere che questo momento di difficoltÃ  venga superato e  ritorni la vecchia e cara amata<strong> <span style="color: #008000;">prosperitÃ  economica</span></strong>.</p>
<p>Personalmente, sono dâ€™accordo con la teoria che non  ci sarÃ  un ritorno al passato. Ritengo che quello che stiamo vivendo <strong><span style="color: #800000;">non </span>Ã¨ una  fase transitoria che passerÃ </strong>, ma Ã¨ una <span style="color: #008000;"><strong>nuova concezione di mercato</strong></span>: non câ€™Ã¨  stato un momento buio, ma un vero e proprio spostamento.</p>
<p>Le persone hanno ricominciato a pensare e a fare i  conti â€œa manoâ€ vecchio stile. Cercano di tenere sotto controllo le spese per  avere piÃ¹ disponibilitÃ  e <strong>razionalizzare</strong> le spese.</p>
<p>Probabilmente quello che si era venuto ad  instaurare qualche anno fa Ã¨ stato un circolo vizioso che si Ã¨ trasformato in un bisogno di <strong>riequilibrio del mercato</strong> che ha portato al crollo generalizzato di tutti  i mercati, per un nuovo equilibrio.</p>
<p>Se veramente ci fosse o ci fosse stata la crisi  come le persone si sono auto convinte che essa esiste, sicuramente, ad oggi la situazione sarebbe stata molto peggiore.</p>
<p><em>Eppure alcune aziende sono uscite dalla crisi piÃ¹  forti di prima. Comâ€™Ã¨ possibile?</em><em><br />
Eppure molte persone continuano ad andare a  concerti, teatro, â€¦ Comâ€™Ã¨ possibile?<br />
Eppure i ristoranti sono ancora pieni, anche quelli  con dei prezzi abbastanza proibitivi in periodi di magra come dovrebbe essere  questoâ€¦ Comâ€™Ã¨ possibile?</em></p>
<p>Sicuramente ci sono state delle difficoltÃ  e molte  persone hanno perso lavoro e molte aziende hanno chiuso. Ma non potrebbe essere causato dalla male <strong>gestione  delle risorse</strong> fino ad oggi?</p>
<p>Vi regalo una frase che io stesso ho ricevuto non  molto tempo fa che mi ha fatto pensare:</p>
<blockquote><p>â€œquesto Ã¨ il nuovo mercato della domande e  dellâ€™offertaâ€¦ solo chi sarÃ  in grado di soddisfare i bisogni reali delle persone  sopravviverÃ â€¦ la gente ha e continuerÃ  sempre a spendere i propri soldiâ€¦ ma cercherÃ   solo il meglio per se stessaâ€</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Percepire il Valore Associato</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 07:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
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		<description><![CDATA[Il valore percepito di un prodotto e/o servizio non Ã¨Â collegato solo alla quantitÃ  di materiale utilizzato, tempo dedicato per la sua realizzazione o numero di persone impiegate, ma al valore che ogni persona associa ad esso,Â acquisendone di riflesso, sia per ilÂ singolo cheÂ per la comunitÃ , un valore superiore o inferiore. Pensiamo ai soldi: seppur vi sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-482" title="Percezione delle Differenze di Valore" src="http://soragni.it/blog/wp-content/uploads//188636_monopoli.jpg" alt="Percezione delle Differenze di Valore" width="300" height="200" /></p>
<blockquote><p>Il valore percepito di un prodotto e/o servizio <strong>non Ã¨Â collegato solo</strong> alla quantitÃ  di materiale utilizzato, tempo dedicato per la sua realizzazione o numero di persone impiegate, <strong>ma al valore che ogni persona associa ad esso</strong>,Â acquisendone di riflesso, sia per ilÂ singolo cheÂ per la comunitÃ , un <strong>valore superiore o inferiore</strong>.</p></blockquote>
<p>Pensiamo ai soldi: seppur vi sia un <strong>valore economico</strong> associabile alla materia prima e alla lavorazione per realizzarli, esso <em><strong>non corrisponde</strong></em> al valore da noi utilizzato.<span id="more-474"></span></p>
<p>Pensiamo alle scarpe: esse hanno un costo di realizzazione, rappresentato da materie prime e manodopera: eppure, <strong><em>a paritÃ </em></strong> di materiale impiegato &#8211; <em>ed a volte alla qualitÃ </em> &#8211; alcune le paghiamo 20â‚¬ altre 100â‚¬ altre ancora 200â‚¬.</p>
<p>Cosa accomuna Soldi e Scarpe nella <strong>percezione di valore</strong>? Il valore stesso che <strong><em>le persone</em></strong> <strong><em>associano</em></strong> ad un determinato bene (o servizio) <strong>rappresenta il valore economico</strong> che essi sono disposti a spendere pur di averlo.</p>
<p><em>Simo disposti a pagare cifre aÂ doppio zero per un paio di scarpe Nike, ma non siamo disposti a pagare in egual misura un prodotto qualitativamente paragonabile ma acquistato al mercato del paeseÂ (eÂ sopratutto non brandizzato).<br />
Se pagareÂ 10 euro un pizza ci sembra troppo, per una persona di un paese povero, il suo valore ideologico Ã¨ di gran lunga superiore.</em></p>
<p><span style="color: #003366;"><span style="color: #000000;">Sei d&#8217;accordo con quanto ho detto, ovvero che </span>il valore viene attribuito in base alÂ <strong>valore personaleÂ associato ad un determinato bene o servizio?</strong></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Percezione del Valore di Prodotto</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 07:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Strategie di Marketing]]></category>
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		<description><![CDATA[Il valore percepito di un prodotto Ã¨ la misura di quanto un cliente Ã¨ disposto a pagare per un dato prodotto e servizio. Come facciamo a capire qual'Ã¨ il valore percepito per il nostro prodotto? Potremmo quindi abbassare o aumentare il prezzo, diminuire o aumentare la qualitÃ , inserire o togliere caratteristiche qualitative subordinate al prodotto, migliorare l'immagine del prodotto o dell'azienda, creare nuovi servizi e strumenti di valore aggiunto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-415" title="Valore percepito del Prodotto" src="http://soragni.it/blog/wp-content/uploads//percezione-del-valore-150x150.jpg" alt="percezione-del-valore" width="150" height="150" />Mi sono ritrovato lo scorso week end a parlare nuovamente di <strong>QualitÃ  e Valore dei prodotti</strong>. Mentre in un post prececedente parlavo della <a title="Gli elementi importanti per le valutazioni di aquisto: equilibrio tra prezzo, qualitÃ  e quantitÃ " href="http://soragni.it/blog/qualita-quantita-prezzo-trovare-lequilibrio-perfetto.html" target="_blank">qualitÃ  intrecciata con il prezzo</a>, questa volta mi voglio soffermar sul <strong>valore del prodotto e sulla sua percezione</strong>.</p>
<blockquote><p><em>Il valore percepito di un prodotto Ã¨ la misura di quanto un cliente Ã¨ disposto a pagare per un dato prodotto e servizio.</em></p></blockquote>
<p>Data la definizione,Â  possiamo suddividere le qualitÃ  del prodotto in dirette ed indirette:</p>
<ul>
<li><strong>QualitÃ  Dirette</strong>: consistono nelle <em>caratteristiche qualitative presenti nel prodotto</em>, dai pezzi che lo costituiscono e dalla lavorazione che vi sta alla base.</li>
<li><strong>QualitÃ  Indirette</strong>: ovvero tutto ciÃ² che non fa parte del prodotto/servizio ne della sua realizzazione, ma che da un <em>valore aggiunto</em>. Parliamo in questo caso di garanzie, affidabilitÃ  del brand, esperienze passate del cliente con quella azienda, ecc&#8230;</li>
</ul>
<p><span id="more-414"></span>Aumentando entrambe queste due caratteristiche, <em>aumentiamo il valore percepito dal cliente</em>, seppur con le sue difficoltÃ  di posizionamento e di comprensione per il cliente o potenziale tale.</p>
<p>Come facciamo a capire <strong>qual&#8217;Ã¨ il valore percepito</strong> per il nostro prodotto? Principalmente sono <strong>due le metodologie</strong> utilizzate per capire come il cliente percepisce il nostro prodotto:</p>
<ol>
<li><em><strong>Calcolo del valore d&#8217;uso</strong></em>: quali sono i benefici, in termini monetari, di tempo o materiali ha il cliente dall&#8217;utilizzo del nostro prodotto?</li>
<li><em><strong>Sondaggi</strong></em>: capire attraverso domande specifiche qual&#8217;Ã¨ l&#8217;importo massimo spendibile da un potenziale cliente per l&#8217;acquisto del nostro prodotto, cercando di capire i benefici dal suo potenziale uso.</li>
</ol>
<p>In base a queste informazioni, potremmo capire <strong>come il nostro prezzo e qualitÃ  si posiziona all&#8217;interno del mercato</strong>: potremmo quindi <em>abbassare o aumentare il prezzo</em>, <em>diminuire o aumentare la qualitÃ </em>, inserire o togliere <em>caratteristiche qualitative</em> subordinate al prodotto, <em>migliorare l&#8217;immagine del prodotto o dell&#8217;azienda</em>, creare nuovi <em>servizi e strumenti di valore aggiunto</em>.</p>
<p><em><span style="color: #003300;">Ma a questo punto, </span><strong><span style="color: #003300;">quanto la concorrenza puÃ² incidere sul valore del nostro prodotto? e ci sono altri modi per capire il valore percepito del nostro prodotto?</span><br />
</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Facebook ed il Sistema di Votazione Interno</title>
		<link>http://soragni.it/comunicazione/facebook-sistema-di-votazione-interno.html</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 20:21:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Strategie di Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Briefing]]></category>
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		<category><![CDATA[Strategia]]></category>
		<category><![CDATA[Votazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Analizzando la prima "Esprimi il tuo Apprezzamento", Facebook seppur integrando nel suo sistema nulla di nuovo, che giÃ  esisteva da tempo in molti altri siti, simili e diversi, si Ã¨ reso in qualche modo originale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-357" title="Facebook cambia il sistema di votazione interno" src="http://soragni.it/blog/wp-content/uploads//facebook-150x150.jpg" alt="Facebook cambia il sistema di votazione interno" width="150" height="150" />Facebook</strong>, dopo aver introdotto la funzionalitÃ  &#8220;<em>Esprimi il tuo Apprezzamento</em>&#8220;, modifica la possibilitÃ  di esprimere il proprio giudizio positivo cambiando l&#8217;emblematica frase nella piÃ¹ semplice e diretta &#8220;<em>Mi Piace</em>&#8220;.</p>
<p>Seppur alla vista della prima, la domanda spontanea sorta Ã¨ stata &#8220;<em>chi ha scelto questa frase</em>&#8220;, alla vista della modifica, la domanda si Ã¨ modificata in &#8220;<em>perchÃ¨ l&#8217;hanno variata</em>&#8221; <strong>e sopratutto &#8220;<em>non potevano pensarci prima di pubblicarlo</em>&#8220;</strong>?</p>
<p>Non che Facebook, i suoi creatori e collaboratori siano esseri sovrumani che non commettono errori, ma comunque pare strano che una struttura di questo genere abbia introdotto un nuovo strumento senza aver fatto apparentemente un <strong><span style="color: #008000;">briefing </span>iniziale</strong>, nelle varie lingue, <strong>per stabilire quale frase fosse migliore</strong>.</p>
<p><span id="more-356"></span><strong>Analizzando </strong>la prima &#8220;<em>Esprimi il tuo Apprezzamento</em>&#8220;, <strong>Facebook seppur integrando nel suo sistema nulla di nuovo</strong>, che giÃ  esisteva da tempo in molti altri siti, simili e diversi, <strong>si Ã¨ reso in qualche modo originale</strong>.</p>
<p>Una frase che l&#8217;italiano medio (forse) non direbbe mai, <strong>ha subito colpito e colto nel segno</strong>. Nessuna spiegazione ufficiale, nessuno che introducesse la nuova funzionalitÃ .</p>
<p>D&#8217;altro canto, il successivo &#8220;Mi Piace&#8221;, <strong><span style="color: #003366;">piÃ¹ semplice, pratico e diretto</span>,</strong> si Ã¨ reso amichevole, attraverso l&#8217;<strong>esternazione del pensiero di chi stava leggendo</strong> l&#8217;oggetto della valutazione.</p>
<p>Insomma, un <strong>semplice errore di valutazione</strong> o stampa di una stringa di testo, o una <span style="color: #008000;"><strong>ben programmata e complessa strategia di azione e differenziazione?</strong></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Crisi Economica e Rispetto dell&#8217;Uomo a Confronto</title>
		<link>http://soragni.it/economia/crisi-economica-e-rispetto-dell-uomo-a-confronto.html</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Nov 2008 06:55:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il nostro modello economico si regge sul consumo e ne Ã¨ l'essenza: se non inquiniamo e sfruttiamo le risorse non produciamo quello che poi dobbiamo a tutti i costi consumare. Gli svantaggi sono l'essenza di un modello che l'uomo di questo tempo nella sua inconsapevolezza contribuisce ad alimentare. Il problema va ricercato alle fondamenta, ed Ã¨ etico-sociale piuttosto che economico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>Ricevo e Pubblico molto volentieri il Commento di <strong>Gaetano Amore</strong> in Relazione al post il <a title="Come viene generata la Crisi Economica" href="http://soragni.it/blog/la-crisi-economica-vista-dalle-aziende-principi-della-crisi.html" target="_blank">La Crisi Economica vista dalle Aziende: Il Principio della Crisi</a> con interessanti spunti ed esempi per poter migliorare e <strong>ricominciare da zero con un&#8217;ecomomia piÃ¹ stabile e a vantaggio di tutti</strong>. Buon Lettura!<br />
</em></p></blockquote>
<p>Vorrei capire meglio da te qual e puÃ² essere il principio della crisi: l&#8217;80% del PIL di una nazione Ã¨ fatto dai consumi; perchÃ© definisci <strong>il consumismo svantaggio della corsa al business?</strong></p>
<p><strong>IlÂ nostro modello economico si regge sul consumo</strong> e ne Ã¨ l&#8217;essenza: <strong>se non inquiniamo e sfruttiamo le risorse non produciamo</strong> quello che poi dobbiamo a tutti i costi consumare. Come vedi <strong>gli svantaggi</strong> -<em>cosÃ¬ li ho definiti nel mio post </em>- <strong>sono l&#8217;essenza di un modello</strong> che l&#8217;uomo di questo tempo nella sua inconsapevolezza contribuisce ad alimentare.Â <strong>Il problema va ricercato alle fondamenta</strong>, ed Ã¨ etico-sociale piuttosto che economico.<span id="more-326"></span></p>
<p>Chi ci governa ha creato un <strong>modello sociale</strong> che vede nel consumo la sua variabile primaria di stratificazione: <strong>piÃ¹ sei in grado di consumare piÃ¹ ti elevi sugli altri</strong>; una logica perversa che alimenta lo <strong>sfruttamento dell&#8217;uomo</strong> sull&#8217;uomo in ogni organizzazione sociale (l&#8217; azienda ne Ã¨ un esempio, la politica dei giorni nostri il simbolo).</p>
<p><em><strong>&#8220;Io non cresco se non ti sfrutto&#8221;</strong></em> questo Ã¨ lâ€™assioma, brutto da dirsi, ma Ã¨ cosÃ¬. Chiunque ha una logica diversa Ã¨ tagliato fuori, resta ai margini, non esiste&#8230; <em>avere, avere, avere&#8230;</em></p>
<p>Oggi la ricerca dell&#8217;uomo Ã¨ fatta solo di cose e di <strong>oggetti che iniziano a possederci e che alimentano il &#8220;modello&#8221;</strong>: essi non sono cattivi di per se, ma possono diventarlo se interferiscono con la nostra libertÃ , ed Ã¨ proprio ciÃ² che sta accadendo all&#8217;insaputa di tutti; ognuno di noi, mio malgrado, si sente, senza volerlo, ciÃ² che ha.</p>
<blockquote><p>Non c&#8217;Ã¨ spazio a questo mondo per chi vuole Essere, se non nella povertÃ  e solitudine!</p></blockquote>
<p><strong>Oggi chi Ã¨ povero o &#8220;pezzente&#8221;</strong> (usando il linguaggio dei ricconi arrivati in cima alla vetta della Loro piramide sociale) <strong>lo Ã¨ principalmente per tre motivi:</strong></p>
<ol>
<li>perchÃ© ha deciso di <em>non accettare le regole del &#8220;modello&#8221;</em></li>
<li>perchÃ© <em>non concepisce lo sfruttamento del suo prossimo per arricchirsi</em></li>
<li>perchÃ© <em>alla logica dell&#8217;avere antepone quella dell&#8217;essere</em> (invito a leggere il libro <a title="Erich Fromm" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Erich_Fromm" target="_self">Avere o Essere di Erich From</a>, sono sicuro che vi aiuterÃ  ad avere piÃ¹ consapevolezza di quello che siete).</li>
</ol>
<blockquote><p>Oggi se decidi di Non essere Furbo per &#8220;essere&#8221; non Hai e resti povero&#8230; ma almeno sei un uomo libero.</p></blockquote>
<p>A questo punto potresti dirmi: <em>ma quest&#8217;uomo di cosa si nutrirÃ , di liberta? </em>La risposta la puoi trovare nei fatti di tutti i giorni, ma sostanzialmente l&#8217;uomo che vuole â€œessereâ€ haÂ  poche <strong>strade da percorrere</strong>:</p>
<ol>
<li><em>puÃ² decidere di </em><em>farsi sfruttare dal sistema</em>; farÃ  il salariato rassegnato povero;</li>
<li><em>puÃ² decidere di </em><em>fare â€œsueâ€ le regole del sistema, senza saperle usare</em>; farÃ  il salariato incazzato contro il padrone;</li>
<li><em>puÃ² decidere di </em><em>fare sue le regole del sistema, usandole con successo</em>;Â  farÃ  il politico, l&#8217;imprenditore o il finanziere;</li>
<li><em>puÃ² decidere di </em><em>crearsi un sistema di riferimento tutto suo in cui elevare il proprio essere</em>; farÃ  l&#8217;attivista religioso o diventerÃ  santo (vedi madre Teresa di Calcutta ed esempi simili);</li>
<li><em>puÃ² </em><em>non avere la forza di decidere dove collocarsi</em>; sarÃ  depresso e si darÃ  ad attivitÃ  devianti, scaricando la sua depressione o contro di sÃ© o contro gli altri.</li>
</ol>
<p>E&#8217; evidente che <strong>una societÃ  come questa si regge su fondamenta fragili, destinate a crollare</strong>. Solo quel giorno forse inizieremo a pensare ad un uomo nuovo, <strong>una societÃ  nuova e di conseguenza un nuovo e piÃ¹ giusto Modello Economico</strong>. Io lo porto dentro, ma sono sicuro che oggi farebbe ridere chiunque perchÃ© inconcepibile, ma sono altrettanto sicuro che <strong>sarÃ  il modello del domani</strong>.</p>
<p>Questo modello economico parte dall&#8217;<em>Uomo Nuovo</em> di <a title="Erich Fromm" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Erich_Fromm" target="_blank">Erich Fromm</a>, ma Ã¨ anche l&#8217;uomo nuovo di Gaetano Amore e di tutti coloro che lo concepiscono, <strong>un uomo nuovo che presenta queste qualitÃ </strong>:</p>
<ul>
<blockquote>
<li>disponibile a rinunciare a tutte le forme di avere, per essere senza residui</li>
<li>vivere senza adorare idoli e senza illusioni</li>
<li>provare gioia nel dare e nel condividere, e non nellâ€™accumulare</li>
<li>conoscere a pieno se stessi, anche il sÃ© che si ignora</li>
<li>sviluppare la propria fantasia, non come mezzo per fuggire dalla realtÃ , ma come mezzo per superare circostanze intollerabili</li>
<li>Rinunciare allâ€™ambizione di raggiungere tutti questi obiettivi, in quanto unâ€™ambizione del genere non Ã¨ altro che unâ€™altra forma di bramosia, una versione dellâ€™avere</li>
<li>Fare della crescita di sÃ© e degli altri lo scopo supremo dellâ€™esistenza</li>
</blockquote>
</ul>
<blockquote><p>Se concepisci tutto ciÃ² vuol dire che questâ€™uomo appartiene anche a te&#8230;</p></blockquote>
<p>Per dare in definitiva una mia risposta al titolo del tuo post: <strong>il Principio della Crisi di questi tempi Ã¨ da ritrovare nellâ€™uomo di questi tempi</strong>: Finanzieri, Politici ed Imprenditori.</p>
<p><strong><em>Chi pagherÃ  il loro desiderio di accumulare ricchezze?</em></strong> Di sicuro chi non ha ricchezza accumulata, ma solo un misero reddito da consumare per sopravvivere e un poâ€™ di risparmio.</p>
<p>Mentre i risparmiatori piangono per i risparmi andati in fumo, ci sono tanti Finanzieri, Politici ed Imprenditori che si sono arricchiti â€œgrazieâ€ ai crolli dei mercatiÂ e questoÂ <strong>crollo diventerÃ  unâ€™opportunitÃ  per continuare ad arricchirsi</strong>, visto che potranno utilizzare tutta la ricchezza accumulata fino ad oggi per <strong>far riprendere i loro business</strong> ed in due o tre anni anche i mercati&#8230; Ã¨ come giocare a pokerÂ conoscendo le carte dellâ€™avversario, Ã¨ facile vincere sempre.</p>
<p><em>Voglio farti un semplice e semplicistico esempio per darti lâ€™idea di ciÃ² che sta accadendo nellâ€™economia mondiale.</em></p>
<blockquote><p>Immagina di poter oggi fare unâ€™ operazione finanziaria che ti consentirebbe di avere in tasca (liquidi) tutti gli stipendi dei prossimi tuoi 30 anni di lavoro: per fare questo perÃ² devi generare altrettanti titoli rappresentativi dei tuoi stipendi futuri e venderli a me risparmiatore. Quindi alla fine dellâ€™operazione, io avrÃ² i titoli che rappresentano i tuoi stipendi futuri, e tu, che hai fatto lâ€™operazione, avrai 30 anni di stipendio in tasca da investire liberamente. Ma cosa succede se dopo un anno perdi il lavoro? Succede che a hai incassato gli stipendi (mai guadagnati perchÃ© hai perso il lavoro), non restituisci i soldi a chi te li ha anticipati (il risparmiatore) e dichiari fallimento: a quel punto il valore dei miei titoli tenderÃ  ad essere pari a zero.</p></blockquote>
<p>Io sono il risparmiatore fregato, tu sei il furbetto del sistema: <strong>questa operazione si chiama <em>Cartolarizzazione</em> ed Ã¨ ciÃ² che ha generato la crisi finanziaria in corso</strong>, operazione inventata da finanzieri furbi (ultra stipendiati), assecondata da Politici furbi (ultra mazzettati) ed Imprenditori furbi (Ultra arricchiti da operazioni del genere).</p>
<p>Attualmente in Circolazione ci sono circa 700 Trilioni di Dollari di questi strumenti a rischio: <strong>cosa succederÃ  se esploderanno?</strong> Se veramente accadrÃ  questo, credo che ci sarÃ  un cosÃ¬ forte shock nellâ€™economie del mondo, che <strong>dovremmo ripartire completamente da zero</strong>.</p>
<p><em>Noi â€œpoverettiâ€ in questa situazione non possiamo che osservare i disastri della societÃ  dellâ€™Avere e iniziare a lottare per arrivare ad un Idea di societÃ  che ha <strong>piÃ¹ rispetto dellâ€™uomo e della sua essenza vitale, lâ€™essere</strong>.</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Crisi Economica vista dalle Aziende: Lâ€™Epilogo della Crisi</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Oct 2008 05:30:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Lavorare in Azienda]]></category>
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		<description><![CDATA[Solo le Aziende predisposte allâ€™innovazione, incuranti dei momentanei minori ricavi, riceveranno unâ€™immagine dal valore inestimabile nel prossimo futuro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Le Aziende Contribuiscono alla Crisi Globale" src="http://www.soragni.it/blog/grafica/47.jpg" alt="Crisi Economica per le Aziendale" width="295" height="195" />In questo momento ci troviamo allâ€™interno di <strong>una delle piÃ¹ gravi crisi economiche</strong> che hanno colpito in modo significativo il mondo negli ultimi due secoli.</p>
<p>Ad Oggi, Il <strong>mondo economico sta rivalutando molte cose</strong> e quando la situazione inizierÃ  a risolversi, solo <strong>chi Ã¨ riuscito a resistere ne uscirÃ  piÃ¹ forte e con unâ€™esperienza unica</strong> del suo genere.</p>
<p><em><strong>Ma chi riuscirÃ  a sopravvivere?</strong></em><br />
<span id="more-290"></span></p>
<p>La <a title="La Crisi delle Aziende" href="http://soragni.it/blog/la-crisi-economica-vista-dalle-aziende-principi-della-crisi.html" target="_blank">crisi</a> per le aziende mette in ballo due cose:</p>
<ol>
<li><strong>Fattori Economici:</strong> se la tua impresa ha pochi soldi uscire dalla crisi sarÃ  difficile; se a livello finanziario sei tranquillo, <em>dovrai stare attento a dove investi</em> per non perdere tutto;</li>
<li><strong>Fattori di Gestione:</strong> <em>se </em>non si ha una buona struttura<em>,</em> <em>non si riusciranno a gestire problemi interni ed esterni contemporaneamente</em> ed in modo proficuo;</li>
</ol>
<p>In caso di difficoltÃ , questi due punti portano alla medesima conseguenza: <strong>sbagliare qualcosa in fase di recessione, determinerÃ  la strada dura ed in salita per il futuro</strong>.</p>
<p>Ora non câ€™Ã¨ in ballo solo la <strong>sopravvivenza</strong>, ma anche la <strong>reputazione </strong>nel caso si riesca ad uscirne indenni da tutto questo.</p>
<p>Solo le <strong>Aziende predisposte allâ€™<a title="Innovazione Aziendale" href="http://soragni.it/blog/concentrazione-aziendale-e-la-guerra-dei-prezzi.html" target="_blank">innovazione</a></strong>, incuranti dei momentanei minori ricavi, riceveranno unâ€™<strong>immagine dal valore inestimabile</strong> nel prossimo futuro.</p>
<p><strong><em>Le aziende Italiane sono pronte a tutto ciÃ²?</em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Crisi Economica vista dalle Aziende: Il Principio della Crisi</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 05:30:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Le aziende vivono, sopravvivono o muoiono a seconda dello stato del mercato, ma anche dallo stato organizzativo e gestionale interno: e questo non Ã¨ collegato solo un fattore economico e dello stato finanziario dellâ€™azienda.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Le Aziende Contribuiscono alla Crisi Globale" src="http://www.soragni.it/blog/grafica/47.jpg" alt="Crisi Economica per le Aziendale" width="295" height="195" />Il <strong>mondo economico Ã¨ ciclico</strong> e come tale, vi sono <strong>momenti di crescita ed altri di profonda crisi</strong>.</p>
<p>Le aziende vivono, sopravvivono o muoiono a seconda dello <strong>stato del mercato</strong>, ma anche dallo <strong>stato organizzativo e gestionale interno</strong>: e questo non Ã¨ collegato solo ad un fattore economico o dallo stato finanziario dellâ€™azienda.</p>
<p>Le aziende procedono nel loro operato con unâ€™<strong>organizzazione propria</strong> mirando ad un obiettivo economico ben definito: nel loro piccolo esse <strong>costruiscono il loro futuro</strong>,<strong> ma contribuiscono all&#8217;andamento di tutto il mercato</strong> creando benefici o arrecando danno allâ€™intero mondo economico a seconda del loro operato.<span id="more-286"></span></p>
<p>Le azioni delle aziende <strong>nei momenti di crescita sono orientate ai grandi guadagni</strong>, allo sfruttamento massimale delle risorse poichÃ¨ la domanda alta di prodotti e servizi porta ad avere guadagni maggiori instaurando un processo di <strong>incremento della produzione</strong>.</p>
<p>Vi Ã¨ perÃ² un <em><strong>punto di non ritorno</strong></em>, in cui lâ€™entitÃ  â€œeconomiaâ€ accumula tutti gli <strong>svantaggi della corsa al business</strong>: consumismo, inquinamento, sfruttamento al limite delle risorse.</p>
<p>Ed Ã¨ questa la prefazione della Crisi Economica: giusto o sbagliato che sia, nella pratica, <strong>gli interessi dei singoli portano svantaggi globali</strong>.</p>
<p><em>E nessuno si sofferma un attimo a guardare il futuro&#8230;</em></p>
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		<title>Quando Ti Converto</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 20:48:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[In molti pensano che convertire un visitatore non sia altro che vendergli qualcosa. Invece non Ã¨ proprio cosÃ¬: convertire significa far raggiungere un determinato obiettivo studiato nei dettagli per poter avere un valore immediato e/o futuro: i classici esempi oltre alla vendita, sono la compilazione di Form, Richieste di Contatto, Richieste di Preventivo, Iscrizione alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="img alignleft" title="Valutare le Conversioni in Base agli Obiettivi da Raggiungere" src="http://www.soragni.it/blog/grafica/39.jpg" alt="Definire le Conversioni" width="300" height="282" />In molti pensano che    <strong>convertire un visitatore</strong> non sia altro che vendergli qualcosa. Invece non Ã¨ proprio cosÃ¬: convertire significa far raggiungere un determinato obiettivo studiato nei dettagli per poter avere un <strong>valore immediato e/o futuro</strong>: i classici esempi oltre alla vendita, sono la compilazione di Form, Richieste di Contatto, Richieste di Preventivo, Iscrizione alla Newsletter e pochi altri.Ma possiamo ritenere di aver <strong>ottenuto una conversione</strong> anche quando abbiamo un <strong>visitatore di ritorno</strong>?</p>
<p>In teoria si! Se il nostro <strong>obiettivo </strong>era quello di farlo tornare, abbiamo ottenuto una conversione. Come facciamo a capire quando si tratta di definire una certa azione, il raggiungimento di un obiettivo?<span id="more-977"></span></p>
<p>Innanzitutto tutto puÃ² essere percepito come &#8220;<strong>azione</strong>&#8221; in base a quello che vogliamo raggiungere. Proviamo a fare un breve Brainstorming per capire come muoverci. Rispondi a queste due domande:</p>
<ul>
<li><em><strong>PerchÃ© l&#8217;azienda ha voluto il sito?</strong></em></li>
<li><em><strong>Quali sono gli obiettivi che l&#8217;azienda vuole raggiungere con il sito?</strong></em></li>
</ul>
<p>Per la prima domanda le risposte possono essere molto varie e spesso anche vaghe, in quanto si potrebbe aver messo in piedi un sito web completo di tutto, ma      <strong>senza un obiettivo specifico</strong>, magari solo perchÃ© il nostro concorrente ne ha uno, e noi non potevamo essere da meno, oppure perchÃ© siamo una grossa azienda e il sito ci sta bene, o ancora perchÃ© vogliamo che i nostri clienti siano sempre aggiornati sulle news dell&#8217;azienda.</p>
<p>Anche se chiarire      <strong>le motivazioni per aver investito un determinato budget in un azione di comunicazione doveva essere fatto prima</strong> della messa online del progetto, una soluzione Ã¨ ancora possibile: mettiti a tavolino con i tuoi responsabili e colleghi e chiarite il motivo per cui il sito Ã¨ stato creato. Non vergognarti se alla fine, a questa domanda l&#8217;unica risposta che ne Ã¨ venuta fuori Ã¨ proprio quella di &#8220;invidia&#8221; nei confronti del vicino concorrente: siete in competizione e tutte le motivazioni sono valide, peccato solo che <strong>lo strumento non Ã¨ stato utilizzato nel massimo delle sue potenzialitÃ </strong>.</p>
<p>Ora che avete trovato un motivo, rispondete alla seconda domanda, cercando di capire gli <strong>obiettivi che volete raggiungere con il sito</strong>: ma attenti a non errare proprio in questo punto! E&#8217; ovvio che in quanto azienda il vostro (giustissimo) fine ultimo Ã¨ quello di <strong>vendere il piÃ¹ possibile</strong>, ma non Ã¨ detto che questo sia anche l&#8217;<strong>obiettivo del vostro sito</strong>! In base alle motivazioni per cui lo avete messo in piedi, dovete trovare il collegamento con quello che deve fare.</p>
<p>Immaginiamo che il sito sia stato creato con l&#8217;obiettivo di informare i clienti e visitatori delle ultime novitÃ  relativamente ai prodotti, agli accordi commerciali, ecc&#8230;      <strong>Quale Ã¨ l&#8217;azione migliore da far compiere all&#8217;utente per poter raggiungere la tanto desiderata conversione?</strong> Alcune soluzioni possono essere: registrazione alla Newsletter, iscrizione ad un Feed, ricezione per via telematica e non di informazioni commerciali, ecc&#8230;</p>
<p>A questo punto non devi fare altro che tornare di nuovo sul sito e vedere se <strong>tale obiettivo Ã¨ previsto e qual&#8217;Ã¨ il grado di difficoltÃ  per raggiungerlo</strong>: solo il fatto che in una qualche pagina ci sia un anonimo box dove un utente puÃ² inserire la sua mail, non Ã¨ sufficiente che questa diventi una valida occasione per iscriversi.</p>
<p>Puoi creare quindi una pagina ad hoc, sfruttando anche le      <strong>Landing Page</strong>, pagine di atterraggio, generalmente utilizzate per far compiere determinate azioni ai navigatori, su cui scrivere <strong>i vantaggi</strong> che sono a disposizione per coloro che si registrano: notizie in tempo reale, occasioni e promozioni, servizio di assistenza, prioritÃ  nel supporto tecnico degli utenti registrati, ecc&#8230;</p>
<p><em>Ed ora, compiti per casa: per un sito di un ristorante, quali procedure possiamo attuare per avere una conversione? </em><em>A te trovare la soluzione a questo dilemma&#8230;</em></p>
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		<title>Inseguire l&#8217;Evoluzione del Mercato</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 11:02:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il risultato finale Ã¨ una discordanza tra lâ€™offerta e la richiesta: quello che offre oggi unâ€™azienda Ã¨ quello che cercava ieri il consumatore. Tale situazione Ã¨ dovuta dal fatto che una struttura imprenditoriale necessita di molto piÃ¹ tempo per modificare qualsiasi reparto che lo compone: tempi e costi sono nettamente superiori alla capacitÃ  di rimanere in linea con quanto richiesto, perdendo di fatto preziose quote di mercato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="img alignleft" title="Limitare il divario esistente tra l'offerta e la domanda fa acquisire Quote di Mercato" src="http://www.soragni.it/blog/grafica/38.jpg" alt="Evoluzione del Mercato crea Divario tra Domanda ed Offerta" width="225" height="300" />Qualsiasi mercato si prenda come riferimento per lo studio, esiste un <strong>evoluzione naturale</strong>, per cui, le richieste della massa cliente si <strong>diversificano velocemente e qualitativamente</strong> da tutto ciÃ² che viene offerto ed immesso nel mercato.</p>
<p>Da una parte abbiamo le <strong>aziende che producono</strong> i proprio beni e servizi, nel tentativo di raggiungere guadagni sempre piÃ¹ alti, vendendo ai consumatori quello che a loro interessa, dallâ€™altra i <strong>fruitori che ricercano</strong> quello che porrÃ  fine ad un loro bisogno.</p>
<p>Nonostante ognuno delle due componenti del mercato vada alla ricerca di quello che cerca ed offre la controparte, uno dei due corre molto piÃ¹ velocemente: i consumatori finali modificano le proprie preferenze in base alla loro <strong>capacitÃ  di spesa</strong>, quindi allo stato finanziario in cui ritrovano, alle <strong>occasioni</strong> che arrivano, alle <strong>esigenze della famiglia</strong>, <strong>al periodo</strong> dellâ€™anno in cui ci si trova.<span id="more-976"></span></p>
<p>Il risultato finale Ã¨ una <strong>discordanza tra lâ€™offerta e la richiesta</strong>: <strong>quello che offre oggi unâ€™azienda Ã¨ quello che cercava ieri il consumatore</strong>. Tale situazione Ã¨ dovuta dal fatto che <strong>una struttura imprenditoriale necessita di molto piÃ¹ tempo per modificare qualsiasi reparto</strong> che lo compone: tempi e costi sono nettamente superiori alla capacitÃ  di rimanere in linea con quanto richiesto, <strong>perdendo di fatto preziose quote di mercato</strong>.</p>
<p>Quali possono essere delle soluzioni per porre in qualche modo rimedio a questa <strong>discrepanza</strong>? Alcuni punti possono aiutare a capire lo stato della tua azienda e la sua capacitÃ  di evolversi nel tempo:</p>
<ul>
<li><strong><em>Ascoltare il Mercato</em></strong>: sembra la cosa piÃ¹ banale ma Ã¨ sicuramente la cosa meno semplice da fare. Se non si ascolta il mercato, non Ã¨ possibile sapere quello che chiede, quindi Ã¨ necessario considerare tutti gli input che arrivano dallâ€™esterno.</li>
<li><strong><em>Investire Tempo e Denaro</em></strong>: nella propria azienda, ma anche in studi di mercato, in formazione del personale, eccâ€¦ investire in quello che si Ã¨ in grado di fare, ma anche in quello che non si Ã¨ in grado di fare.</li>
<li><strong><em>Innovare ed Innovarsi</em></strong>: Il nostro prodotto puÃ² essere il migliore di tutti, ma se non Ã¨ apprezzato, non ha le caratteristiche richieste e la giusta attenzione nel mercato, si rischia di ritrovarsi in una situazione di sovrapproduzione con tutti gli svantaggi che comporta.</li>
<li><strong><em>Specializzarsi</em></strong>: essere in grado di fare qualcosa, ormai non Ã¨ piÃ¹ importante, oggigiorno si deve essere in grado di farlo fatto veramente bene. Essere specializzati nella produzione di un determinato prodotto o nellâ€™erogazione di un servizio, comporta molti vantaggi, tra cui quello della velocitÃ  e quello della qualitÃ .</li>
<li><strong><em>VelocitÃ </em></strong>: capire ed essere in grado di cambiare anche radicalmente la propria idea imprenditoriale a seconda di quanto richiesto dal mercato. Molte aziende si definiscono flessibili, ma in quante lo sono veramente?</li>
<li><strong><em>QualitÃ </em></strong>: fare qualcosa non significa farla bene. QualitÃ  non Ã¨ solo il risultato di un processo produttivo la maggior parte delle volte standardizzato dentro regole procedurali statiche. La qualitÃ  Ã¨ assicurata anche dallâ€™assistenza, dal rapporto con il cliente, dalla capacitÃ  di modificare il prodotto in base alle sue esigenze. Essere troppo legati allâ€™idea del progetto originale senza apportare modifiche evolutive in base allâ€™esperienza acquisita e alle richieste, Ã¨ negativo per qualsiasi impresa.</li>
<li><strong><em>Esperienza</em></strong>: Creare una vasta scala di esperienze porta molti vantaggi, tra i quali velocitÃ ,  qualitÃ  e quindi specializzazione.</li>
<li><strong><em>Allargare le Vedute</em></strong>: solo perchÃ© si Ã¨ nel Mercato â€œAâ€, non significa che il Mercato â€œBâ€ non abbia nulla da insegnarci. Spesso, le proprie tecniche e modalitÃ  produttive possono essere ottimizzate prendendo come riferimento altri settori. Ed anche se il risultato finale Ã¨ diverso, non significa che lâ€™idea di ottimizzazione che ne sta alla base, non debba essere applicata.</li>
</ul>
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		<title>Conosci la Tua Concorrenza?</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2008 13:45:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Conoscere la Concorrenza Diretta e la Concorrenza Indiretta della nostra azienda ci permette di valutare meglio le nostre Strategie di Marketing.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="img alignleft" title="Conoscere la propria concorrenza diretta Ã¨ fondamentale: conosci anche la Concorrenza Indiretta?" src="http://www.soragni.it/blog/grafica/33.jpg" alt="Concorrenza Diretta e Concorrenza Indiretta" width="216" height="300" />La definizione ufficiale di <strong>Concorrenza </strong>Ã¨: â€œ<strong>Situazione di competitivitÃ </strong> tra produttori di beni e servizi, che,<strong> aspirando ad uno stesso scopo</strong>, cercano di sopraffarsi a vicendaâ€.  La tipologia di concorrenza piÃ¹ famosa e spesso piÃ¹ temuta, che possiamo chiamare â€œ<strong>Concorrenza Diretta</strong>â€ Ã¨ quella in cui due aziende <strong>offrono alla propria clientela prodotti e servizi simili</strong>; ma ne esiste di un altro tipo, la &#8220;<strong>Concorrenza Indiretta</strong>&#8220;, che non si fa notare ma in alcuni casi Ã¨ peggiore della prima.</p>
<p>Il concetto della <strong>Concorrenza Diretta</strong> Ã¨ semplice e di esempi ne possiamo trovare ovunque, <strong>basta che due aziende vendano la stessa tipologia di prodotti per ritrovarci in questa situazione</strong>, come Nike ed Adidas, Swatch e Festina, Yamaha e Ducati, Cavalli e Versace, Microsoft ed Apple, <strong>oppure offrano servizi simili</strong> come nel caso di elettricisti, idraulici, meccanici, ma anche nel divertimento e tempo libero come ristoranti, cinema, parchi divertimento, discoteche eccâ€¦ Insomma, aziende <strong>â€œsimiliâ€ dal punto di vista del risultato che producono.</strong><span id="more-971"></span></p>
<p>La <strong>Concorrenza Indiretta</strong> va a colpire invece due o piÃ¹ aziende che <strong>operano in due mondi completamente diversi ed indipendenti tra loro</strong>: immaginiamo un ristorante ed un cinema, uno offre cibo, lâ€™altro un film: la concorrenza data la prima interpretazione non dovrebbe esistere.</p>
<p>Eppure la maggior parte delle persone un giorno decide di andare al cinema ed un altro giorno di andare al ristorante, non fare entrambe le cose.  Ed attenzione, anche la natura a volte ci viene contro, come nel caso del mare che toglie clienti al parco divertimentiâ€¦</p>
<p>Ovviamente dobbiamo rimuovere dal nostro studio il <strong>fattore determinante del â€œdesiderioâ€ delle persone</strong>: se uno decide di andare al cinema, non ci sarÃ  messaggio e  pubblicitÃ  che tenga e lo convinca di andare in pizzeriaâ€¦</p>
<p><strong>Ciononostante le aziende cercando di battere la propria concorrenza diretta</strong>, senza prendere in considerazione quella indiretta, ma Ã¨ questa quella che nel medio e lungo periodo ci causerÃ  minori guadagni.</p>
<p><em>Prendete quindi in seria considerazione lâ€™idea di cambiare strategie e soprattuttoâ€¦ i concorrenti&#8230;</em></p>
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