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	<title>Web Marketing Strategist: Mattia Soragni &#187; Comunicazione</title>
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	<description>Strategie di Web (&#38;) Marketing</description>
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		<title>Le Idee Migliori non (sempre) Vincono</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 03:10:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Strategie di Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Mercato]]></category>
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		<description><![CDATA[Chi vince, in termini economici, di fama, di brand, eccâ€¦ non Ã¨ chi crea un prodotto spettacolare, migliore rispetto a ciÃ² che esiste sul mercato, ma chi riesce a sviluppare per primo una strategia efficace.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-779" title="idea" src="http://soragni.it/blog/wp-content/uploads/idea-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Chi vince, in termini economici, di fama, di brand, eccâ€¦ non Ã¨ chi crea un prodotto spettacolare, migliore rispetto a ciÃ² che esiste sul mercato, ma chi riesce a <span style="color: #003366;"><strong>sviluppare per primo una strategia efficace</strong>.</span></p>
<p>Nel mercato vediamo aziende che producono prodotti pressochÃ© uguali ai prodotti di altre aziende, ma alcune di esse hanno successo mentre altre rimangono in secondo piano.</p>
<p>Le <span style="color: #008000;"><strong>aziende che comunicano</strong></span> meglio e per prime sono un passo avanti rispetto alle altre che magari hanno realizzato un progetto di gran lunga migliore ma che non sono state in grado di sviluppare una comunicazione di potenziamento di ciÃ² che realizzano.</p>
<p>E cosÃ¬ altre aziende, maggiormente sviluppate ti possono <span style="color: #800000;"><strong>rubare mercato</strong></span> con un prodotto o servizio di qualitÃ  inferiore.</p>
<blockquote><p>â€œNon importa cosa si dica di te, lâ€™importante Ã¨ che se ne parli</p></blockquote>
<p><span id="more-778"></span></p>
<p>Sviluppare una <strong>nuova idea imprenditoriale, o un nuovo prodotto, o un integrazione</strong> a ciÃ² che giÃ  fai, ritengo siaÂ  ora il caso di agire: <span style="color: #008000;"><strong>il passo dopo Ã¨ farla conoscere subito!</strong></span></p>
<p>Alcune correnti di pensiero dicono che prima si debba sviluppare un prodotto perfetto e poi commercializzarlo.</p>
<p>Seppur sia dâ€™accordo a volte ritengo che <em>in alcuni casi</em> basta una buona comunicazione per poter partire e poi la buona idea la si crea strada facendo. Questa, da sola, non puÃ² andare molto lontano</p>
<blockquote><p>â€¦se nessuno conosce ciÃ² che produci, nessuno lo cercherÃ â€¦ o almeno, non lo cercheranno da teâ€¦</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Overflow Informativo: quando seguire l&#8217;informazione diventa un lavoro</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 06:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze]]></category>
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		<description><![CDATA[Facebook, Twitter, Feed, Social Bookmarking, Email&#8230; tutti sistemi anche completamente differenti tra loro ma con un&#8217;unica caratteristica: quantitÃ  di informazioni esorbitante con un livello di aggiornamento medio inferiore al secondo&#8230; Quando mi connetto ad internet tra le varie cose che faccio di routine c&#8217;Ã¨ il controllo della posta elettronica, verifica dei miei blog preferiti che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-656" title="Information Overflow" src="http://soragni.it/blog/wp-content/uploads//overflow1.jpg" alt="Information Overflow" width="225" height="300" />Facebook, Twitter, Feed, Social Bookmarking, Email&#8230; tutti sistemi anche completamente differenti tra loro ma con un&#8217;unica caratteristica: <span style="color: #008000;"><strong>quantitÃ  di informazioni</strong></span> esorbitante con un livello di aggiornamento medio inferiore al secondo&#8230;</p>
<p>Quando mi connetto ad internet tra le varie cose che faccio di <em><strong>routine </strong></em>c&#8217;Ã¨ il controllo della <strong>posta elettronica</strong>, verifica dei miei blog preferiti che non abbiano pubblicato qualche post interessante, sbirciatina su <strong>facebook </strong>alla ricerca di qualche status interessante di qualche amico, verifico su <strong>twitter </strong>che non ci sia qualche news dell&#8217;ultimo minuto: il tempo per fare queste cose, molto semplici, mi porta via moltissimo <span style="color: #000080;">tempo della vita personale e professionale</span>.</p>
<p>Tempo fa, proprio su Twitter mi chiedevo se le informazioni non fossero troppe, se fosse proprio necessario avere questo <span style="color: #993300;"><strong>Overflow di Informazione</strong></span>. La risposta Ã¨ stata &#8220;<strong>no</strong>&#8221; ed ho iniziato a <span style="color: #008000;"><strong>filtrare ed eliminare</strong></span> le informazioni nei vari account in modo tale da pulire per bene le mie <strong>fonti di aggiornamento</strong>. Eppure, dopo un&#8217;attenta e minuziosa pulizia, il discorso non cambia.<span id="more-653"></span></p>
<p>Controllare ed eliminare non Ã¨ a volte sufficiente per limitare le centinaia di informazioni che ogni ora ci passano d&#8217;avanti. Leggendo in giro tra blog e siti, spesso si cita il fatto dell&#8217;<strong>eliminare tutto ciÃ² che Ã¨ superfluo</strong>: peccato che spesso e volentieri gli utenti utilizzino un canale di comunicazione per &#8220;<strong>comunicare</strong>&#8221; qualcosa a qualcuno e la comunicazione in generale su quel determinato canale non sia la stessa per tutti, a volte non sia la stessa per lo stesso utente.</p>
<p>Ed Ã¨ per questo che allora ci ritroviamo con account che vorresti tenere professionali con messaggi personali, account un po piÃ¹ personali,  pieno zeppo di &#8220;amici&#8221; che continuano a pubblicare le loro news e le loro scoperte di &#8220;come si guadagna in internet&#8221; o il nuovo e rivoluzionario sistema per &#8220;diventare milionari&#8221;.</p>
<p>Ed Ã¨ cosÃ¬ che ad un certo punto ti fermi a pensare che stai <span style="color: #993300;"><strong>passando piÃ¹ tempo a cancellare messaggi che a leggerli</strong></span>: ma non puoi &#8220;eliminare&#8221; la fonte perchÃ¨ ogni tanto pubblica qualcosa di interessante ed in linea con i tuoi interessi.</p>
<p><em>E quindi, punto a capo, non cambia nulla&#8230; </em>ogni giorno centinaia di messaggi inutili vengono eliminati a ripetizione, sperando che nella fretta e nella foga della pressione del tasto <em>cancella</em>, non ci scappi in mezzo l&#8217;unico messaggio buono&#8230;</p>
<p>Credo che l&#8217;unica soluzione sia oltre quello di <strong>selezionare</strong> attentamente le proprie fonti, quella di scegliere anche i <strong>canali</strong> corretti&#8230; inutile pensare ad iscriversi a Facebook pensando di trovare solo messaggi di lavoro&#8230;</p>
<p><em>Ma d&#8217;altro canto, ognuno fa dei propri account quello che vuole, anche se questo provocherÃ  nel breve periodo, secondo il mio modesto parere, un <strong>overflow informativo</strong> spaventoso in cui <strong>niente varrÃ  veramente qualcosa</strong>&#8230; </em><em>in ogni senso&#8230;</em></p>
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		<title>Impression vs Share: il Costo della Visualizzazione</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 07:08:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Le impression, ovvero il numero di volte che un dato elemento (esso sia un banner, un link, un video, una pagina web) viene visualizzato. In questo caso stiamo parlando specificatamente di visualizzazioni di elementi presenti in internet, nello specifico di siti web. Lo share Ã¨ la percentuale di persone che visualizzano in una determinata fascia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-525" title="Il Costo delle Visualizzazioni" src="http://soragni.it/blog/wp-content/uploads//296200_meter.jpg" alt="Il Costo delle Visualizzazioni" width="300" height="126" />Le <strong>impression</strong>, ovvero il numero di volte che un dato elemento (esso sia un banner, un link, un video, una pagina web) viene visualizzato. In questo caso stiamo parlando specificatamente di <em><strong>visualizzazioni </strong></em>di elementi presenti in internet, nello specifico di siti web.</p>
<p>Lo <strong>share </strong>Ã¨ la percentuale di persone che visualizzano in una determinata fascia oraria, un passaggio televisivo, radiofonico, o di strumenti di comunicazione similari. Anche in questo caso, la percentuale puÃ² trasformarsi molto semplicemente in un numero reale di <em><strong>Visualizzazioni</strong></em>.</p>
<p>In entrambi i casi il concetto di fondo Ã¨ che c&#8217;Ã¨ una persona che vede un elemento, generando cosÃ¬ una <strong>visualizzazione</strong>. Il <em><strong>costo di un passaggio</strong></em> pubblicitario in Tv Ã¨ tendenzialmente molto superiore rispetto ad un passaggio (visualizzazione) online.</p>
<p><span style="color: #008000;">La domanda Ã¨ quindi: perchÃ© <em>a paritÃ  di visualizzazioni</em> di un messaggio pubblicitario, <strong>il costo di uno &#8220;spot&#8221; Ã¨ maggiore nei media tradizionali rispetto ad internet?<span id="more-519"></span></strong></span></p>
<p><em>Pensando, ho ricavato alcune teorie, che vorrei condividere con voi e riceverne quindi un vostro feedback:</em></p>
<ol>
<li><strong>Copertura del mezzo:</strong> credo che ormai la televisione non abbia <em><strong>problemi di copertura</strong></em>, cosa che internet invece ha ancora (almeno in Italia). In questo senso, il potenziale di visualizzazione Ã¨ molto maggiore sulla televisione rispetto ad un sito/portale web</li>
<li><strong>Grado di InterattivitÃ  dell&#8217;utente: </strong>Sul web l&#8217;utente Ã¨ <em><strong>padrone della propria scelta</strong></em> di cosa guardare. In televisione invece no, in quanto se guardi uno spot pubblicitario sei costretto a vedere <em><strong>solamente quello.</strong></em> Il <em><strong>valore di ogni visualizzazione</strong></em> Ã¨ quindi inferiore</li>
<li><strong>Numero di Canali:</strong> La televisione ha un <em><strong>numero limitato di </strong><strong>canali televisivi </strong></em>(seppur in continua crescita). In questo modo, seppur i numeri di visualizzazione siano mediamente piÃ¹ alti nella televisione, la <em><strong>suddivisione di questi utenti</strong></em> avviene per un numero di trasmissioni nettamente inferiori rispetto al web: se ipoteticamente stimiamo 100 canali televisivi, ma di cui i numeri maggiori li fanno al massimo una decina, su internet esistono almeno migliaia e migliaia di possibilitÃ  di siti e portali</li>
<li><strong>VelocitÃ  di Usufruizione dello strumento:</strong> La televisione Ã¨ molto <em><strong>statica come utilizzo</strong></em>, mentre internet ha un <em><strong>grado di velocitÃ  molto elevato</strong></em> nello spostamento di un utente da un elemento ad un altro, da un sito ad un altro</li>
<li><strong>Numero di informazioni presenti:</strong> collegato al punto precedente, se guardiamo una trasmissione televisiva, siamo <em><strong>monopolizzati </strong></em>da essa. Non abbiamo disturbi esterni che possano confonderci (stessa cosa quindi anche per lo spot televisivo). Viceversa, su internet, le informazioni presenti in un sito sono <em><strong>molteplici </strong></em>e con gradi di <em><strong>attirare l&#8217;attenzione</strong></em> differenti l&#8217;uno dall&#8217;altro</li>
</ol>
<p>Al contempo, tuttavia, <em><strong>internet </strong></em>ha la possibilitÃ  di</p>
<ul>
<li><strong>Targhetizzare gli utenti</strong> ed evolvere il grado di informazioni ricevute per migliorare e rendere sempre piÃ¹ la <em><strong>pubblicitÃ  mirata</strong></em> coerentemente con gli interessi del singolo</li>
<li><strong>Catturare l&#8217;attenzione</strong> dell&#8217;utente anche se sta guardando altre informazioni</li>
<li><strong>Tracciare il singolo utente</strong> ed accompagnare la sua navigazione per quello che ricerca, riuscendo ad anticipare in alcuni casi i <em><strong>bisogni inespressi</strong></em> dello stesso navigatore</li>
<li><strong>Contestualizzare </strong>la pubblicitÃ  per i contenuti del sito, creando valore aggiunto per coloro che la visualizzano</li>
</ul>
<p><span style="color: #008000;">Per questi ed altri motivi <em>prevedo </em>che <strong>il costo della pubblicitÃ  su internet aumenterÃ </strong> nel prossimo futuro, non solo in relazione al continuo <em><strong>aumento di operatori</strong><strong>, aziende ed utenti</strong></em> che vi entrano, ma anche al <strong>grado di specificitÃ </strong> che possiamo avere nei confronti dei nostri stessi utenti.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le 4 Bottiglie di Coca Cola</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 12:30:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
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		<description><![CDATA[La The Coca-Cola Company propone sul mercato differenti varianti (sottoforma di packaging non di contenuto) della sua famosa bevanda: ma solo l'inquisita bottiglia in plastica viene venduta in pacchi da 4 bottiglie ciascuno. La curiositÃ  Ã¨ quindi d'obbligo: perchÃ¨ la Coca Cola ha aumentato la quantitÃ  e ridotto il numero di bottiglie? Semplicemente, non poteva fare come tutti gli altri?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-371" title="Coca Cola" src="http://soragni.it/blog/wp-content/uploads//cocacola-150x150.jpg" alt="Coca Cola" width="150" height="150" />Se acquistando dell&#8217;acqua al supermercato ci sembra pressochÃ¨ normale trovare pacchi formati da 6 bottiglie da 1.5 litri circa, la <strong>Coca Cola esula da questa regola proponendo </strong>ai suoi acquirenti <strong>pacchi da 4 bottiglie da ben 2 litri </strong>di contenuto ciascuna.</p>
<p>Non so se ti sei mai soffermato su questo aspetto, apparentemente senza particolare problematica di fondo, ma sono assolutamente convinto che vi siano dei <strong>motivi ben precisi e soprattutto studiati</strong>,<strong> collegati a questa scelta</strong>.</p>
<p>La The Coca-Cola Company propone sul mercato differenti varianti (sottoforma di packaging non di contenuto) della sua famosa bevanda: ma solo l&#8217;inquisita bottiglia in plastica viene <strong>venduta in pacchi da 4 bottiglie</strong> ciascuno.</p>
<p><span id="more-370"></span><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-373" title="Coca Cola Pack da 4 Bottiglie" src="http://soragni.it/blog/wp-content/uploads//coke4pack-150x150.jpg" alt="Coca Cola Pack da 4 Bottiglie" width="150" height="150" />La curiositÃ  Ã¨ quindi d&#8217;obbligo: <strong>perchÃ¨ la Coca Cola ha aumentato la quantitÃ  e ridotto il numero di bottiglie?</strong> Semplicemente, <strong>non poteva fare come tutti gli altri?</strong></p>
<p>Considerando che il loro <strong>reparto marketing</strong> Ã¨ sicuramente rappresentato da persone di grandi <strong>conoscenze</strong> <em>(non mi hanno pagato per dire questo, giuro <img src='http://soragni.it/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':-D' class='wp-smiley' /> )</em> e con grandi <strong>budget </strong>a disposizione <strong>per studi di settore</strong>, la risposta piÃ¹ accreditata dovrebbe essere &#8220;<em><strong>la scelta non Ã¨ casuale</strong></em>&#8220;.</p>
<p><em><strong>Proviamo a fantasticare un po sui motivi?</strong></em></p>
<ul>
<li><strong>Maggiore quantitÃ  </strong>contenuta: percezione diversa della <em>durata </em>della bottiglia;</li>
<li><strong>Numero di pezzi inferiore</strong>: dato il <em>prezzo unitario comunque piÃ¹ alto </em>rispetto alle altre bevande analcoliche, la vendita di quantiÃ  inferiore mantiene il <em>costo di acquisto equilibrato nella media</em> (6 bottiglie risulterebbero troppo costose);</li>
<li><strong>Pacco da 4</strong>: calcolando il consumo medio pro-capite della loro bevanda in diverse situazioni hanno riscontrato un <em>consumo medio</em>, nel periodo di riferimento considerato, pari a 4 bottiglie o suoi multipli;</li>
<li><strong>Forma</strong>: il pacco con queste caratteristiche quantitative, risulta <em>piÃ¹ semplice, maneggevole e gestibile</em> durante il trasporto o successivo uso.</li>
</ul>
<p>Con molta probabilitÃ , le <em>mie ipotesi</em> non hanno nulla a che vedere con quanto studiato da Coca Cola: <em><strong>secondo te, qual&#8217;Ã¨ il motivo di questa scelta?</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Facebook ed il Sistema di Votazione Interno</title>
		<link>http://soragni.it/comunicazione/facebook-sistema-di-votazione-interno.html</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 20:21:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Analizzando la prima "Esprimi il tuo Apprezzamento", Facebook seppur integrando nel suo sistema nulla di nuovo, che giÃ  esisteva da tempo in molti altri siti, simili e diversi, si Ã¨ reso in qualche modo originale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-357" title="Facebook cambia il sistema di votazione interno" src="http://soragni.it/blog/wp-content/uploads//facebook-150x150.jpg" alt="Facebook cambia il sistema di votazione interno" width="150" height="150" />Facebook</strong>, dopo aver introdotto la funzionalitÃ  &#8220;<em>Esprimi il tuo Apprezzamento</em>&#8220;, modifica la possibilitÃ  di esprimere il proprio giudizio positivo cambiando l&#8217;emblematica frase nella piÃ¹ semplice e diretta &#8220;<em>Mi Piace</em>&#8220;.</p>
<p>Seppur alla vista della prima, la domanda spontanea sorta Ã¨ stata &#8220;<em>chi ha scelto questa frase</em>&#8220;, alla vista della modifica, la domanda si Ã¨ modificata in &#8220;<em>perchÃ¨ l&#8217;hanno variata</em>&#8221; <strong>e sopratutto &#8220;<em>non potevano pensarci prima di pubblicarlo</em>&#8220;</strong>?</p>
<p>Non che Facebook, i suoi creatori e collaboratori siano esseri sovrumani che non commettono errori, ma comunque pare strano che una struttura di questo genere abbia introdotto un nuovo strumento senza aver fatto apparentemente un <strong><span style="color: #008000;">briefing </span>iniziale</strong>, nelle varie lingue, <strong>per stabilire quale frase fosse migliore</strong>.</p>
<p><span id="more-356"></span><strong>Analizzando </strong>la prima &#8220;<em>Esprimi il tuo Apprezzamento</em>&#8220;, <strong>Facebook seppur integrando nel suo sistema nulla di nuovo</strong>, che giÃ  esisteva da tempo in molti altri siti, simili e diversi, <strong>si Ã¨ reso in qualche modo originale</strong>.</p>
<p>Una frase che l&#8217;italiano medio (forse) non direbbe mai, <strong>ha subito colpito e colto nel segno</strong>. Nessuna spiegazione ufficiale, nessuno che introducesse la nuova funzionalitÃ .</p>
<p>D&#8217;altro canto, il successivo &#8220;Mi Piace&#8221;, <strong><span style="color: #003366;">piÃ¹ semplice, pratico e diretto</span>,</strong> si Ã¨ reso amichevole, attraverso l&#8217;<strong>esternazione del pensiero di chi stava leggendo</strong> l&#8217;oggetto della valutazione.</p>
<p>Insomma, un <strong>semplice errore di valutazione</strong> o stampa di una stringa di testo, o una <span style="color: #008000;"><strong>ben programmata e complessa strategia di azione e differenziazione?</strong></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Paura di Commentare</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Sep 2008 06:30:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tempo fa scrissi un articolo in cui parlavo delle caratteristiche ed azioni che potevano incentivare i lettori a commentare gli articoli di un blog, prendendo in considerazione solo un lato della medaglia, ovvero il blogger che scrive: ne rimane una, forse la piÃ¹ importante, che sono i lettori ovvero proprio coloro che portano opinioni diverse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Capire la Psicologia dei navigatori per Aumentare i Commenti" src="http://soragni.it/blog/grafica/45.jpg" alt="Paura di Commentare" width="300" height="200" />Tempo fa scrissi un articolo in cui parlavo delle <strong>caratteristiche ed azioni </strong> che potevano <strong><a title="Aumentare i Commenti nel Blog" href="http://soragni.it/blog/attirare-i-commenti.html" target="_blank">incentivare i lettori a commentare</a></strong> gli articoli di un blog, prendendo in considerazione solo un lato della medaglia, ovvero il <strong>blogger </strong>che scrive: ne rimane una, forse la piÃ¹ importante, che sono <strong>i lettori</strong> ovvero proprio coloro che portano opinioni diverse e <strong>creano il valore aggiunto del blog</strong>.</p>
<p>Se sono interessati ed incentivati andranno a <strong>commentare ciÃ² che noi scriviamo</strong>. E nonostante l&#8217;applicazione di tante tecniche di persuasione, molte volte i commenti non arrivano, con conseguente <strong>devalorizzazione del blog</strong>, in una sua componente molto importante.</p>
<p>Nonostante il <strong>sito sia ottimizzato</strong>, scritto in modo semplice, che <strong>l&#8217;utente sia invitato all&#8217;azione</strong> ovvero chiedendo in modo piÃ¹ o meno esplicito l&#8217;opinione e quindi il commento del lettore, esso non compie la sua parte di lavoro: <strong>cosa possiamo fare ancora per convincerlo a commentare?</strong><span id="more-249"></span></p>
<p>Partendo dal presupposto che <strong>il sito sia effettivamente efficace</strong> per raggiungere tale <strong>obiettivo</strong>, dovremmo soffermarci un momento sul <strong>target e tipologia di informazioni</strong> che scriviamo: potrebbe essere infatti, che l&#8217;intersezione di queste due informazioni crei la vera problematica: la <strong>paura di commentare</strong>.</p>
<p>Forse i fattori di questa mancanza sono da ritrovare anche sull&#8217;<strong>atmosfera che si crea all&#8217;interno del blog</strong>: se i <strong>contenuti </strong>sono troppo <strong>dettagliati ed approfonditi</strong> o semplicemente estremamente professionali, le persone potrebbero vedere nel commento un torto al blogger stesso, mettendo in dubbio le sue conoscenze.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte, potremmo avere degli utenti che conoscono la materia ma hanno <strong>paura di mettersi in gioco</strong> o semplicemente di <strong>fare una brutta figura</strong>.</p>
<p><em>Insomma, l&#8217;<strong>efficacia del layout</strong> e il <strong>posizionamento del sito</strong> non sono gli unici fattori che portano ad un esiguo numero di commenti<strong>, ma anche la psicologia degli utenti che navigano il tuo sito&#8230; che ne pensi?</strong></em></p>
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		<title>Parlare con il Cliente: Confidenza Aziendale</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Lavorare in Azienda]]></category>
		<category><![CDATA[Bisogni dei Consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[Confidenza Aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[MentalitÃ  Aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[Potenziali Clienti]]></category>
		<category><![CDATA[Presentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporti Lavorativi]]></category>

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		<description><![CDATA[Relazionandosi con il pubblico si rischia di invadere gli spazi altrui, a volte inconsapevolmente, lasciando alle loro considerazioni gli aspetti negativi dell'incontro, vanificando la comunicazione positiva.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="img alignleft" title="La Comunicazione Aziendale Ã¨ Importante, se rispettiamo il Cliente" src="http://www.soragni.it/blog/grafica/40.jpg" alt="Comunicare con i Clienti" width="299" height="300" /> Le <strong>modalitÃ  di presentazione</strong> di unâ€™azienda varia a seconda che il destinatario sia un cliente nuovo, un vecchio cliente oppure potenziale cliente.</p>
<p>Mentre nel primo caso, il <strong>rapporto Ã¨ piÃ¹ colloquiale e rilassato</strong> , senza timori particolari, il secondo ed il terzo caso devono essere toccati con piÃ¹ attenzione, in quanto non si conosce perfettamente la <strong>mentalitÃ  dellâ€™azienda, data praticamente da chi la dirige</strong> .</p>
<p>Eâ€™ fondamentale capire fino a che punto arrivare per non entrare troppo in confidenza con il nuovo soggetto che abbiamo di fronte a noi, per non trasformarlo da <strong>potenziale cliente a potenziale inconciliabile cliente</strong> che potrebbe accusarci di avere nei suoi confronti <strong>troppa confidenza</strong>.<span id="more-978"></span></p>
<p>La linea guida generale Ã¨ per il trio sempre e comunque quella del rispetto, nel tentativo di capire gli <strong>effettivi bisogni del consumatore</strong> per offrire solo quello che vuole nei migliori dei modi. A volte perÃ² questo non capita, nemmeno quando io, cliente affezionato ad una determinata azienda, ho un problema e so che quella azienda ha la possibilitÃ  di risolverlo.</p>
<p>Centralini telefonici sempre intasati con operatori e segretari che tendono alle crisi sclerotiche piÃ¹ totali. A volte manca anche un saluto di cortesia tanto per far capire che stiamo parlando con un umano e non una macchina.<br />
<em><strong><br />
Come vi comportate di fronte a queste aziende? Accusate quali sensazioni? Anche voi lasciate il dubbio al chiamante di essere esseri metallici senza sentimenti?</strong> </em></p>
<p>Ognuno tirerÃ  lâ€™acqua al suo mulino, rispondendo che il suo personale â€œ<em>risponde benissimo a tutti, clienti e non clienti, che il buongiorno Ã¨ sempre ben lasciato, e che il calore umano Ã¨ il fulcro dellâ€™azienda</em> â€.</p>
<p>Per caritÃ , non conosco le vostre aziende, quindi potrebbe essere reale questa situazione, ma sareste <strong>casi un poâ€™ speciali</strong> : in fondo Ã¨ capitato a tutti di lasciarsi abbandonare dallo stress e scaricarlo agli ignari clienti.</p>
<p><em><strong>Ed in questo caso, cosa avete fatto o casa fareste in questa ipotetica situazione?</strong> </em></p>
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		<title>Ban dell&#8217;Auto-Promozione Aziendale</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Feb 2008 11:23:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
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		<category><![CDATA[Vantaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[In un mondo in cui tutte le aziende sono tutte leader nel loro settore, capaci di creare soluzioni ai problemi di ognuno di noi, in cui â€œtutto gira attorno a teâ€, non possiamo che pensare che câ€™Ã¨ qualcosa che non va! Fino a prova contraria, uno solo puÃ² arrivare primo, non tuttiâ€¦]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="img alignleft" src="http://www.soragni.it/blog/grafica/36.jpg" alt="" width="300" height="205" />In un mondo in cui tutte <strong>le aziende sono tutte leader</strong> nel loro settore, capaci di <strong>creare soluzioni</strong> ai problemi di ognuno di noi, in cui â€œtutto gira attorno a teâ€, non possiamo che pensare che câ€™Ã¨ qualcosa che non va! Fino a prova contraria, <strong>uno solo puÃ² arrivare primo</strong>, non tuttiâ€¦</p>
<p>Vorrei sapere qual Ã¨ il mio vantaggio, il mio valore aggiunto da povero consumatore indeciso negli acquisti, a sapere che tu, azienda, sei la migliore nel campo della produzione di acqua naturale in bottigliaâ€¦ cosa câ€™Ã¨ da essere leader a prendere dellâ€™acqua e metterla in una bottiglia, che tra le altre cose non produci nemmeno, ma le acquisti da unâ€™altra <strong>azienda leader</strong> <strong>nella produzione</strong> di bottiglie?<span id="more-974"></span></p>
<p><strong>Crisi di creativitÃ ?</strong> Abbiamo bisogno di <strong>idee innovative</strong> ma il nostro dipendente sottopagato non Ã¨ riuscito a tirare fuori altro che siamo lâ€™azienda migliore dellâ€™universo? Oppure sei tu titolare e manager che vuoi sentirti dire che sei il the best? Se Ã¨ cosÃ¬, allora, complimenti, sei arrivato primo! Lâ€™uscita Ã¨ da quella parte!</p>
<p>Dal mio fidato vocabolario apprendo che la <strong>PubblicitÃ </strong> Ã¨ â€œlâ€™<strong>attivitÃ  diretta a far conoscere lâ€™esistenza di un prodotto o servizio e a incrementarne il consumo e lâ€™uso</strong>â€.</p>
<p>Ho provato a leggere e rileggere piÃ¹ volte tale definizione, ma non riesco proprio a vedere il termine <strong>â€œAziendaâ€</strong>: a questo punto, due sono le soluzioni: o il mio vocabolario Ã¨ impreciso, ed il problema lo risolviamo facilmente con lâ€™aquisto di un volume nuovo, oppure il problema Ã¨ leggermente piÃ¹ grave e a cambiare devono essere le aziende, i loro dirigenti o almeno la mentalitÃ  di entrambi.</p>
<p>Ad una persona non interessa molto che siamo i migliori, perchÃ© <strong>non câ€™Ã¨ miglior modo di esserlo che dimostrarlo</strong>: certo, qui entrano in gioco discorsi di <strong>Brand Name</strong> e <strong>Brand Identity</strong>, ma se il nostro obiettivo non Ã¨ farci conoscere come Marchio, ma <strong>vendere un prodotto o servizio</strong> che sia, non sprechiamo i nostri costosissimi 30 secondi di spot che televisione e radio ci mettono a disposizione o quella manciata che ci dedicano i lettori di giornali e riviste: <strong>parliamo del prodotto, dei vantaggi, soluzioni a problemi, miglioramento della vita, ottimizzazione del tempo e degli investimenti, soddisfacimento di bisogni</strong>, eccâ€¦</p>
<p><em>Lâ€™auto-promozione, se non strettamente necessaria perchÃ© facente parte del sistema di produzione o delle caratteristiche dei prodotti, lasciamola alle presentazioni aziendali, non ai clientiâ€¦</em></p>
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		<title>Come funziona la PubblicitÃ : Intervista a Marco de Domenico</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Feb 2008 08:32:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Speaker Pubblicitario Professionista, Televisivo e Radiofonico. Questa la presentazione di Marco De Domenico a cui ho voluto fare alcune domande e ne Ã¨ uscita un'intervista: scopriamo piÃ¹ da vicino un mondo pubblicitario che sentiamo e vediamo ogni giorno, ma di cui forse non conosciamo perfettamente i segreti e le particolaritÃ .]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="img alignleft" title="Marco de Domenico, Speaker Pubblicitario Radiofonico e Televisivo Professionista" src="http://www.soragni.it/blog/grafica/35.jpg" alt="Marco de Domenico, Speaker Pubblicitario Radiofonico e Televisivo Professionista" width="400" height="282" />Ho avuto la fortuna di conoscere <a title="Marco de Domenico, Speaker Professionista" href="http://www.marcodedomenico.com/" target="_blank">Marco de Domenico</a>, uno speaker famoso radiofonico e televisivo, proprio grazie all&#8217;apertura di questo mio blog. E conoscendolo un po, anche attraverso il suo <a title="Migliora l'uso della Tua Voce" href="http://www.usalavoce.it" target="_blank">Blog </a>e ascoltandolo nei vari spot pubblicitari che sono andati on-air, Ã¨ nata l&#8217;idea di un&#8217;intervista. L&#8217;idea di fondo era capire cos&#8217;Ã¨ e come funziona un po&#8217; questo mondo, come funzionano le pubblicitÃ  principalmente radiofoniche ma anche televisive, il marketing, il lavoro che c&#8217;Ã¨ dietro&#8230; insomma conoscere la pubblicitÃ  vista da chi ci lavora dentro!</em></p>
<p><em>Ti lascio quindi all&#8217;intervista, spero sia di tuo gradimento. Ti informo che Marco Ã¨ a disposizione nel caso volessi fare qualche domanda che ti interessa particolarmente, ma che non Ã¨ stata fatta. Buona Lettura!</em><span id="more-973"></span></p>
<p><strong>Da quanto ho capito leggendo il tuo blog, la tua passione/lavoro da speaker Ã¨ rappresentata principalmente dalla radio&#8230; quando il colpo di fulmine e grazie a cosa?</strong><br />
Non potevo avere piÃ¹ di sei anni, quando mio papÃ  mi regalÃ² una radio. Era una Brionvega arancione, il famoso modello &#8220;cubo&#8221;, oggetto di design oggi molto ambito. La conservo ancora, Ã¨ qui nella mia sala di incisione, Ã¨ un po&#8217; la mia stella polare. L&#8217;innamoramento per la radio cominciÃ² allora, e non si Ã¨ mai fermato. Mio nonno era marconista in Marina, durante la Guerra. Mi ha trasmesso tanto della sua passione sconfinata per la radiotecnica. A 14 anni mi hanno comprato un CB, il passo successivo Ã¨ stato diventare radioamatore. Ero forse il piÃ¹ giovane radioamatore d&#8217;Italia, ho violato ogni legge a riguardo. L&#8217;idea che io parlo qui, e la mia voce si sente fino a lÃ¬, ancora oggi mi mette i brividi. La radio Ã¨ una magia, e la magia non si puÃ² spiegare, proprio come le barzellette.</p>
<p><strong>Hai effettuato anche programmi televisivi in qualitÃ  di voce ufficiale: cosa ti hanno trasmesso queste esperienze e cosa non ha funzionato rispetto alla radio?</strong><br />
Dipende. Sono stato per un anno, nel 2000, una delle voci IN DIRETTA su Italia Uno. Fu un&#8217;esperienza magnifica, per un anno ho trasmesso in diretta in TV esattamente come alla radio. Per quest&#8217;esperienza ringrazio ancora oggi Antonio Visca che allora mi scelse insieme agli altri miei colleghi. Oggi Antonio edita una rivista che si chiama Telefilm Magazine. Ovviamente io sono la voce degli spot di TF Magazine che passano in radio e in TV. Sono la voce ufficiale di Nickelodeon, tv per ragazzi su Sky, canale 604, esercita da MTV. E&#8217; bellissimo, lavoro con loro oramai da 4 anni, da quando sono partiti. Mi trovo benissimo, a MTV si respira un&#8217;aria scanzonata che a me piace molto. E in realtÃ  funziona tutto benissimo, tv e radio per quanto mi riguarda sono belle uguale eppure profondamente diverse.</p>
<p><strong>Cosa ti viene richiesto quando effettui spot pubblicitari?</strong><br />
Mi viene richiesto di essere bravo a vendere. PerchÃ© il fine primo (e ultimo) Ã¨ quello.</p>
<p><strong>Come ti poni con la voce rispetto al brand/prodotto?</strong><br />
La voce si plasma sul prodotto che si vende o sul brand da pubblicizzare. Un bravo doppiatore pubblicitario ha sempre in mente questa regola fondamentale. Non sarebbe giusto fare di testa propria, meglio lasciarsi raccontare bene dai creativi a chi si rivolge il prodotto. Il target di riferimento Ã¨ importante, sennÃ² Ã¨ facile sbagliare. Io mi sforzo sempre di sintonizzare la mia voce in base alla situazione, e di norma mi riesce piuttosto bene. E&#8217; anche una questione di esercizio.</p>
<p><strong>Quanto lo speaker deve essere in sintonia con il marchio e quindi prodotto che pubblicizza? Solo Tecnica o anche Passione?</strong><br />
Senza passione non accenderei nemmeno il mio impianto audio di registrazione. E&#8217; elemento imprescindibile, il cardine attorno al quale ruota il mio mondo. La tecnica Ã¨ importante, perchÃ© senza non si puÃ² lavorare. Chi vuole diventare un pittore prima impara le tecniche che occorrono per dipingere, e poi (se si Ã¨ fortunati) subentra l&#8217;intuizione e l&#8217;arte. A noi speaker ci chiamano &#8220;artisti&#8221;, e io glielo lascio credere volentieri!</p>
<p><strong>Quanta libertÃ  hai nell&#8217;interpretazione e nei testi di uno spot?</strong><br />
Dipende. Se incido un piccolo spot diffuso su una radio locale, l&#8217;interpretazione e tutto il resto li gestisco personalmente. Si tratta di produzioni a scarsa diffusione, il cliente di norma non ha pretese, quindi io faccio tutto. Spesso ne scrivo il testo, lo incido (dopo almeno averlo fatto approvare) e lo accoppio con le basi musicali. Mi ritengo bravino anche nella parte di tecnico del suono, mi piace molto.<br />
Sulle produzioni nazionali Ã¨ tutto diverso, diametralmente opposto. Il doppiatore pubblicitario non decide quasi nulla, si Ã¨ pagati (profumatamente) per fare quel che ci si dice di fare. Nelle produzioni nazionali lo speaker di norma non ha alcun potere sul testo, se non qualche minuscolo, impercettibile aggiustamento.</p>
<p><strong>Quali sono i punti di forza di una pubblicitÃ  radiofonica rispetto agli altri media?</strong><br />
Costa poco rispetto alla TV. E&#8217; fruibile in luoghi dove la tv non arriva (in macchina, in ufficio, in fabbrica, nei locali). Normalmente Ã¨ piÃ¹ creativa, perchÃ© relativamente svincolata dai clichÃ¨ classici degli spot TV, Ã¨ spesso piÃ¹ paradossale, ultimamente anche sarcastica, irriverente, pungente. Gli spot radio a me piacciono di piÃ¹. Ma in franchezza non credo che si venda bene come con la tv. Quanto agli altri media ora c&#8217;Ã¨ il web, il vero &#8220;winner&#8221; del 2007, a livello pubblicitario.</p>
<p><strong>E quali sono le debolezze della pubblicitÃ  radiofonica?</strong><br />
Secondo me il grado di attenzione all&#8217;ascolto Ã¨ scarsissimo, ma si tratta di una mia opinione personale.</p>
<p><strong>Eliminando la  caratteristica Visiva della televisione, quali altre differenze vi sono tra uno spot radiofonico ed uno televisivo?</strong><br />
Basterebbe ascoltare uno spot tv, chiudendo gli occhi. E&#8217; completamente diverso per tempi interpretativi, ma non per le intonazioni, che sono piÃ¹ o meno le stesse. L&#8217;audio in tv Ã¨ un media assolutamente secondario, le immagini valgono per almeno il 70%. In radio l&#8217;audio Ã¨ l&#8217;unico media.</p>
<p><strong>Ti Ã¨ mai capitato di dover effettuare uno spot in cui il prodotto o marchio non riuscivi proprio a digerire? Cosa hai fatto per superare questo ostacolo?</strong><br />
Mi Ã¨ capitato una sola volta, ho pubblicizzato un prodotto che prometteva di far dimagrire diminuendo la quantitÃ  di grassi assorbiti dall&#8217;organismo. In voce dicevo che &#8220;i tecnici in laboratorio hanno raddoppiato la dose di neopunzia&#8221;. Mi sono vergognato, ho usato la mia voce per vendere un prodotto che ritengo sia una vera bufala. Ho fatto spendere dei soldi alla gente, inutilmente. Ma avevo una dozzina di colleghi dietro pronti a farlo al posto mio. E mi sono convinto.</p>
<p><strong>Oltre al mal di gola, quali sono i pericoli maggiori per uno speaker?</strong><br />
Oltre ai rischi di tutti (fratture, patologie in generale) i maggiori pericoli per uno speaker sono proprio quelli tipici dell&#8217;apparato fonatorio e respiratorio. Bronchite, tracheite, tonsillite. Poi anche problemi legati ai denti, e alla perfetta articolazione della mandibola. Tutto deve essere super ok!</p>
<p><strong>Che differenze ci sono tra le aziende che tendono a pubblicizzarsi maggiormente per radio rispetto a quelle che puntano alla tv?</strong><br />
La pubblicitÃ  in radio costa un decimo. Chi non si puÃ² permettere la tv, farÃ  senz&#8217;altro la radio.  Molti marchi fanno entrambe le campagne, oltre alla stampa, le affissioni e internet.</p>
<p><strong>Quale Ã¨ stato lo spot migliore e quello peggiore che hai fatto?</strong><br />
Forse il piÃ¹ bello Ã¨ in radio, fatto l&#8217;anno scorso per Ikea. Quel giorno ero in forma, ho recitato da Dio. Il peggiore&#8230; forse il Fiat dello scorso luglio per il lancio della Nuova Fiat 500. Avevo una pessima voce quel giorno, e avevamo una fretta pazzesca, l&#8217;auto stava per essere lanciata.</p>
<p><strong>Come viene selezionata una voce per una determinato spot?</strong><br />
Si fa un casting voci, per capire quale ha la timbrica e le intenzioni piÃ¹ adatte per affrontare il testo scritto dal copy. E&#8217; un lavoro di selezioni piuttosto lungo e laborioso, ora semplificato dalle moderne tecniche digitali. Comunque contano moltissimo le pubbliche relazioni. Farsi vedere, farsi sentire, esserci. Ho colleghi bravissimi a promuoversi e mediocri al microfono. E viceversa!</p>
<p><strong>Quali e quante figure lavorano dietro le quinte di uno spot? E quali secondo te quelle piÃ¹ importanti per la buona riuscita di uno spot?</strong><br />
C&#8217;Ã¨ un mondo, dietro a ogni spot. Il cliente, l&#8217;account, i creativi dell&#8217;agenzia, i copy, la sala di audio produzione, il tecnico del suono, i doppiatori, i musicisti che hanno composto ed eseguito le basi, l&#8217;editing finale. E parliamo di spot radio. PerchÃ© per gli spot TV entrano in scena anche i registi, i truccatori, chi si occupa delle scenografie, le locations, le societÃ  specializzate in riprese speciali, tipo le riprese di prodotto (Latte che entra nella scodella al rallenty per lo spot di un biscotto) e quantâ€™altro. Che cosa caratterizzi la buona riuscita di uno spot, di preciso non saprei. Nel senso che uno spot puÃ² venire bellissimo e non far vendere quasi nulla. PuÃ² (al contrario) venire un brutto spot, ma che perÃ² fa presa e fa vendere molto. Personalmente giudico un bello spot, uno spot che &#8220;esce dal coro&#8221;, e si fa notare. Anche se si tratta di uno scoiattolo affetto da flatulenza molesta!</p>
<p><strong>Hai mai realizzato uno spot da solo?</strong><br />
Regolarmente, ogni giorno. Incido almeno una dozzina di spot locali, presso il mio personale studio di doppiaggio. Scrivo i testi, li incido, li assemblo con le musiche, li rendo &#8220;radio friendly&#8221; con effetti speciali e finalizzazione dell&#8217;audio, e li invio ai miei clienti.</p>
<p><strong>Grazie alle tecnologie e alle connessioni sempre piÃ¹ veloci, in rete sono nate moltissime web radio, e quelle off-line si sono messe a mandare on-line le loro trasmissioni: cosa ne pensi e quale futuro ci dobbiamo aspettare?</strong></p>
<p>Le web radio per me sono il futuro, l&#8217;assoluto e unico futuro possibile per la radio. Ogni anno le radio spendono milioni di euro per dare corrente a qualche migliaio di ponti radio. Un&#8217;assurditÃ , sia in termini di costi che di consumo energetico. Altro che la benzina nelle automobili, per generare tutta quella corrente si bruciano tonnellate di petrolio. La web radio Ã¨ pulita e intelligente, va solo dove la gente desidera ascoltarla. In un prossimo futuro anche in macchina, grazie a internet mobile in banda larga. Un unico neo linguistico: io non le chiamerei piÃ¹ &#8220;radio&#8221;, visto che il concetto di &#8220;radio&#8221; come forma d&#8217;onda che scivola nell&#8217;etere, non esisterebbe piÃ¹!</p>
<p><strong>Quale tra radio, televisione, stampa, si sta tecnologicamente evolvendo piÃ¹ velocemente?</strong><br />
La stampa Ã¨ immobile o quasi per sua definizione. Fra radio e tv, si tende a sperimentare di piÃ¹ in radio, meno mezzi, meno soldi. Quindi io credo che la radio sia ad oggi il media che si evolve piÃ¹ rapidamente. Poco sopra parliamo di web radio, non a caso.</p>
<p><strong>Che futuro prevedi per il tuo lavoro?</strong><br />
Mi piacerebbe diventare un apprezzato doppiatore pubblicitario, piÃ¹ di ora. Anche se potendo ambire al top, non esiterei a condurre un programma televisivo con la dolcezza e l&#8217;eleganza di Gerry Scotti e la grinta e l&#8217;estro di Fiorello. Uno Scottello, praticamente! <img src='http://soragni.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><strong>Sogni, desideri, progetti?</strong><br />
Sogno di affermarmi professionalmente ai massimi livelli, desidero diventare molto ricco, progetto di sposarmi, a luglio, con Michela.</p>
<p><em> </em><strong>Grazie Marco per la tua disponibilitÃ &#8230; e tanti auguri per il Matrimonio, a te e a Michela! </strong><em><strong><em>Alla Prossima!</em></strong></em></p>
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		<title>Trasformare i Dipendenti</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jan 2008 10:54:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Soragni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Me ne accorgo ogni giorno sempre di piÃ¹, dalle esperienze ed input esterni che ricevo: le piÃ¹ grandi aziende, quelle di successo, sono tali perchÃ© rendono partecipi alla vita aziendale i propri dipendenti e non solo dal punto di vista lavorativo. Un dipendente Ã¨ colui che viene assunto da unâ€™azienda e che, date le sue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="img alignleft" title="I Collaboratori Aziendali partecipano con Consigli e Suggerimenti Utili al Miglioramento dell'Azienda" src="http://www.soragni.it/blog/grafica/32.jpg" alt="Dipendenti e Collaboratori Aziendali" width="300" height="257" />Me ne accorgo ogni giorno sempre di piÃ¹, dalle esperienze ed input esterni che ricevo: <strong>le piÃ¹ grandi aziende, quelle di successo</strong>, sono tali perchÃ© <strong>rendono partecipi alla vita aziendale i propri dipendenti </strong>e non solo dal punto di vista lavorativo.</p>
<p>Un dipendente Ã¨ colui che viene assunto da unâ€™azienda e che, <strong>date le sue caratteristiche conoscitive, Ã¨ in grado si svolgere un determinato lavoro</strong>. Ed Ã¨ qui che probabilmente si continua a sbagliare. Chi sta allâ€™interno di unâ€™azienda vive per buona parte del suo tempo a contatto con essa, e <strong>ne vive emozioni sulla base di successi ed insuccessi</strong> della stessa.<span id="more-970"></span></p>
<p>Eâ€™ per questo che un lavoratore <strong>finchÃ© viene chiamato dipendente, cioÃ¨ uno che dipende</strong> e che esegue ordini dettati da qualcun altro <strong>non darÃ  valore aggiunto</strong>, ne economico, ne lavorativo. Solo lâ€™anno scorso sentii per la prima volta bocciare il termine â€œdipendeteâ€ con il piÃ¹ umano e promettente â€œ<strong>collaboratore</strong>â€.</p>
<p>Un collaboratore vive alla stregua di un dipendente ma con la differenza sulla <strong>consapevolezza delle proprie azioni e scelte</strong>, che <strong>fanno parte integrante della struttura</strong> e della buona o cattiva riuscita <strong>nel raggiungimento degli obiettivi aziendali finali</strong>.</p>
<p>Non deve esserci comunque solo un cambiamento a livello terminologico del lavoratore: il cambiamento deve essere effettivo, primo su tutti, lâ€™<strong>aumento della possibilitÃ  decisionale di ogni singolo</strong> interno allâ€™azienda, <strong>o perlomeno, la presa in considerazione dei consigli e proposte</strong> da loro avanzate.</p>
<p><strong>Collaborare significa aiutare ed essere aiutati</strong>, con il vantaggio non ultimo di essere pagati: trasformate i vostri dipendenti in collaboratori ed il vantaggio derivante da un semplice cambio di considerazione porterÃ  un <strong>vantaggio globale su tutta lâ€™azienda</strong>.</p>
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