Il vantaggio competitivo ovvero trovare il modo per vendere/guadagnare di più. Un articolo del Washington Post in merito alle novità di casa Apple, definisce in modo estremamente semplice quello che, tra gli altri, è uno dei principali vantaggi competitivi:

Apple and Google have an advantage in the on-demand music market because they can easily integrate music purchases with the payment systems they use for their app stores, analysts said.- Hayley Tsukayama, WashingtonPost.com

In questo caso si parla dell’acquisto di musica, tuttavia il concetto di base non cambia. Apple nel momento in cui decide di introdurre un nuovo sistema non deve far altro che comunicare che c’è un nuovo servizio ed in un qualche modo, inizia in automatico ad incassare.

Non a caso l’obiettivo è quello di allargare la propria base di utenza nei mercati emergenti: non (solo) per il guadagno derivante dalla vendita di smartphone ricondizionati (e quindi con costo tendente allo zero) ma per le opportunità di guadagno di quelli che vengono definiti mercati emergenti, ovvero quei paesi che non si possono permettere ancora l’ultimo modello a prezzo pieno ma possono comunque usufruire dei servizi a valore aggiunto che questi portano (app, subscription, etc).

L’idea di base può essere utile per molte aziende. Vale la pena provare, no?


Qual’è secondo voi la responsabilità dei media (indipendentemente dal fatto che essi siano più o meno virtuali) in merito all’arretratezza tecnologica e sopratutto alla consapevolezza innovativa Italiana?

Se coloro che sono strumenti di informazione sono i primi a non essere aggiornati, o non riescono a tenere il passo sui fondamenti dell’avanzamento di una nuova società-tecnologica, quanto saranno in grado di valorizzarla con le persone ed il lavoro che la contraddistingue?

Non significa per questo essere tuttologi (umanamente impossibile) ma se l’informazione rimane superficiale in un mondo che ogni giorno fa invecchiare le novità del giorno prima, quanto tempo impiegheremo a comunicare al mondo intero che l’Italia è molto più di quello che si vede in TV o dicono i politici dell’Italia stessa?

E sopratutto quanto tempo impiegheremo a far vedere alle persone che c’è un Italia diversa che sta cercando con tutte le sue forze di cambiare se stessa, in una rivoluzione ed innovazione interna tanto silenziosa quanto prorompente?

Il futuro è adesso e non possiamo permetterci di perdere ancora altro tempo.


Blockbuster un po di tempo fa, Kodak recentemente, Nokia in questi giorni… quale sarà la prossima azienda a “soffrire” di una evoluzione ed innovazione sempre più veloce, che vede nascere nuovi competitor ogni giorno?

Tutti i citati, hanno subito a mio avviso una sindrome che potremmo definire da “leader”. Non credo esista veramente ma permettetemelo a livello concettuale.

I Leader di mercato, di settore, di prodotto, subiscono gli effetti negativi dell’innovazione in quanto incapaci di mettersi in discussione o continuare a farlo.

Una visione troppo ego-centrica probabilmente, avanzata sulla sicurezza di potere e controllo dovuta dal fatto che nessuno è o è stato capace fino a quel momento, di creare qualcosa di nuovo o migliore.

Eppure, come i nodi vengono al pettine, anche nel business chi si ferma è perduto. Ovviamente, in questa analisi non prendo in considerazione congiunture di mercato, problemi aziendali interni o altri fattori; mi soffermo solo sull’aspetto innovazione.

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Alla seconda edizione del KnowCamp di Modena ho partecipato non solo come spettatore ma anche come speaker all’interno dell’User Panel affrontando la tematica del “Personal Brand“.

La presentazione consta di una lista di “comandamenti” (o linee guida) che a mio avviso ogni persona dovrebbe tenere a mente per creare, curare e migliorare la propria immagine sia online che offline.

Nel tempo a disposizione ho condiviso alcuni spunti di gestione del Brand Personale, sfruttando nelle slide l’idea figurata di dover trasformare un rospo in un principe.

Personal Brand non significa essere “più fighi” ma essere se stessi, mettendo in primo piano ciò che siamo evidenziando i nostri punti di forza e di unicità, senza fingere e senza sforzarsi di essere simpatici o essere “amici” di tutti incondizionatamente.

Nell’intervista fatta prima dell’evento, ho presentato in questo modo il mio intervento:

[...] Il nostro obiettivo è quindi quello di cercare di posizionarci nella mente delle persone nel miglior modo possibile per non perdere nessuna occasione, comunicando i punti di forza e di unicità che ci contraddistinguono, per ottenere vantaggi competitivi rispetto ai nostri concorrenti, risultando “irresistibili” agli occhi dei nostri interlocutori.

Molti sono stati i feedback positivi ricevuti e gli spunti retwittati durante lo speech, e questo mi ha reso ancor più felice in quanto il mio interesse non era quello di “fare la lezione” ma di far passare un messaggio e lanciare idee e spunti ai presenti in sala e a chi seguiva l’evento in streaming (KnowCamp.it/streamingSenape.tvTv.wired.itFacebook.com/knowcamp).

Non appena disponibile, inserirò anche il riferimento al video del mio intervento. Per chi è interessato, riporto di seguito le slide consultabili liberamente anche su SlideShare.

Se vuoi continuare la discussione, darmi il tuo parere in merito o fare critiche su quanto da me presentato, puoi utilizzare le modalità riportate nella pagina dei contatti.

Ringrazio nuovamente tutti per il supporto e sopratutto Gianfranco Barbera (@_Jester77) e Francesca Frigeri (@Francesca3176) che hanno proseguito la condivisione fuori dall’evento stesso e a Luigi Centenaro  di fondamentale importanza (a sua insaputa :) ) grazie al suo lavoro sul Personal Brand da cui ho preso spunti ed idee per la realizzazione del mio intervento.

Ripropongo alcuni Tweet delle persone che, in sala o da casa, hanno inviato sugli spunti durante la presentazione.

Know Camp 2011 Twitter Screenshot 8
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L’8 e il 9 ottobre Modena è stata il centro della condivisione di idee, esperienze e conoscenze, con la seconda edizione del KnowCamp del 2011.

L’evento no-profit nato dalla scia dei BarCamp che in questi anni stanno spopolando in tutta Italia, aveva come argomento centrale “il Web come fonte di informazione e strumento di partecipazione“.

Oltre ad aver partecipato come spettatore, per la prima volta sono stato nel mio piccolo protagonista come speaker dell’User Panel, affrontando la tematica del “Personal Brand” presentando i “comandamenti” ovvero le linee guida che ogni persona dovrebbe tenere a mente per creare e migliorare la propria immagine nel web (ma anche offline).

L’esperienza è stata molto emozionante e mi ha permesso di testare me stesso anche in questa assoluta zona di non-Comfort (per citare l’intervento di Nicola Iarocci) e sicuro di aver molto margine di miglioramento sono contento del risultato ottenuto, sopratutto per le tante persone che ho conosciuto e con cui ho avuto modo di scambiare idee ed opinioni.

Inizio ringraziando tutti coloro che hanno lavorato per realizzare il KnowCamp (che a mio avviso è stato uno dei migliori eventi organizzati a cui ho partecipato), e sopratutto le persone che mi sono state vicine e di supporto in questa mia esperienza.

Le persone senza le quali non avrei nemmeno pensato di partecipare: Matteo Fantuzzi, Nicola Ballotta e Daniele Ferrari che mi hanno accolto all’ultimo minuto nel viaggio verso il RomagnaCamp (settembre 2011) e da cui tutto ha avuto inizio. Grazie veramente di cuore, per l’opportunità che mi avete dato!

Elena Cristoni a lo staff di Moka, Greta Scaglioni per le direttive legate all’evento ed agli speech.

Un grazie a Maria Lia Roncaglia per l’accoglienza e l’assistenza iniziale, che con Matteo Castellani ed Elettra Corda hanno allietato con consigli, idee e tante risate il pranzo del secondo giorno.

A Gianluca Diegoli, magnifico moderatore dell’User Panel che ha saputo gestire in modo egregio una giornata intera di speech, senza alcun cedimento, che assieme a Nicola Bonora, ha fatto domande di approfondimento su alcuni aspetti del mio intervento.

Un ringraziamento speciale agli immancabili ed insostituibili che hanno avuto il difficile compito di sostenermi per tutto il tempo, prima durante e dopo il mio intervento e con cui ho condiviso momenti splendidi in queste due giornate (in rigoroso ordine alfabetico): Alessandro Binello, Davide Rosi, Fabio Frignani, Lucia Guerra, Marco Ziero, Massimo Fattoretto, Michela Simoncini (relatrice al Panel Business), Riccardo Perini (con il suo Ignite), Rosario Toscano.

Infine, ringrazio tutti i relatori che con le loro parole hanno saputo onorare la missione del KnowCamp.

In modo particolare ringrazio i relatori del secondo giorno che con le loro esperienze hanno acceso negli occhi di chi ascoltava la voglia di riscatto e di investimento su se stessi come sistema per migliorare la propria vita ed il mondo. Grazie a Nicola Mattina per i suoi preziosissimi consigli finali che terrò a mente, a Paolo Privitera ed alla sua ammirabile voglia di spronare i giovani a rischiare e a spingersi oltre, per le loro idee ed il loro futuro.

Grazie a tutti!

 PS: spesso nei ringraziamenti capita di dimenticare qualcuno… se ti ho dimenticato ti chiedo scusa e ti invito a farmelo notare, Grazie! ;)


Il recente aggiornamento degli algoritmi di Google, conosciuto come “Panda” (dal nome di uno degli sviluppatori del progetto), ha creato molto interesse nel mondo SEO: in particolare per la curiosità nel vedere che peso avranno nelle SERP le modifiche introdotte dal nuovo update.

Google Panda arriva dopo l’aggiornamento di fine 2009 noto come “Caffeine”, proseguendo idealmente nella stessa direzione con l’obiettivo cioè di migliorare la ricerca innalzando la qualità media dei contenuti presenti sul web: se Google Caffeine aveva favorito l’indicizzazione e il posizionamento di contenuti freschi, Panda mira a penalizzare pesantemente i siti con contenuti duplicati o di bassa qualità, specialmente i contenuti riempitivi e creati in modo approssimativo dalle cosiddette content farms.

Le attuali direttive per la realizzazione di siti web in grado di superare il vaglio di Google Panda pongono dunque particolare attenzione sulla qualità e sulla pertinenza dei contenuti, concentrandosi sulla necessità di creare contenuti che rappresentino effettivamente un valore aggiunto per l’utente.

Magari nel prossimo futuro diventerà più familiare anche in Italia il concetto di “reading level”, utilizzato nella cultura anglosassone per indicare il livello di difficoltà di lettura di un testo: ogni testo potrebbe essere classificato in base al tipo di terminologia impiegata e alla complessità delle frasi, il tutto comunque rapportato al target di riferimento perché un sito di giochi online prevede dei contenuti ben diversi rispetto a un sito che parli di automobili o prodotti finanziari.

[GuestPost a cura di Alessio Biancotto, MM-One Group]


Il sole24ore a partire dal prossimo lunedì 25 ottobre 2010 inizia la pubblicazione di una nuova edizione del famoso quotidiano rivolto alle PMI. E’ interessante leggere le motivazioni che spingono questo cambiamento/integrazione:

Le Pmi rappresentano il 90% del tessuto produttivo italiano e sottolinea l’amministratore delegato del Gruppo 24 Ore, Donatella Treu, cercheremo di capire e spiegare il loro ruolo fondamentale nella grande crisi, come si destreggiano nelle sabbie mobili della burocrazia e come riescono ad aprirsi ai nuovi mercati. Perchè se è un miracolo che l’Italia sia il quinto paese industrializzato, tutto questo è possibile grazie alle Pmi

Vuole essere quindi la bussola alle imprese italiane con un supporto “reale” al loro business. E’ interessante questo aspetto perchè forse stiamo arrivando a strumenti più concreti ed utili per quello che è il mercato italiano. Il direttore Gianni Riotta dichiara infatti che l’obiettivo primario è:

Consentire a tutto il sistema e ai singoli imprenditori che non hanno accesso alle grandi società  di consulenza di orientarsi nel mare agitato

Personalmente apprezzo molto il quotidiano e credo sia l’unico che leggo in modo “non distratto”. Lunedì sarà in edicola a provare questa nuova opportunità

Cosa ne pensi di questo nuovo progetto?

Link Esterni:

PS: anche se lo sembra, non è una marketta :D


Secondo quanto dichiarato da Google, la nuova tecnologia di ricerca di Instant porterà a ridurre  i tempi di ricerca da 9 a 2/5 secondi per ogni ricerca, diciamo in media a 3,5.

Quindi si può supporre che prima di Google Instant, un utente per fare un click impiegava circa 9 secondi e oggi ne impiegherà 3,5. Non mi reputo un matematico, ma facendo una semplice proporzione, potremo dire che nella stessa unità  di tempo l’utente farà 0,38 click in più…

Come cambia il fatturato di Google?

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Dopo aver analizzato le novità di Google Instant su CTR e alle Impression è giunto il momento di vedere il punto che è ritenuto più critico: che fine fa la Long Tail con il nuovo Google? Rimane invariata, aumenta, si riduce, scompare definitivamente dalla faccia dei sistemi di Web Analytics?

A questa domanda ancora risposte chiare non ce ne sono (d’altronde sono passati solo pochi giorni). Espongo comunque il mio parere in questo senso e approfondisco quanto già sviluppato nell’articolo precedente relativamente alla Long Tail.

Secondo la mia opinione la coda lunga non sparisce ma si comprimerà e si uniformerà ai suggerimenti di Google. Certo l’utente ha sempre la possibilità di continuare la sua digitazione come meglio crede, senza rimanere persuaso dai consigli del buon Google, ma sopratutto se poco esperti, una volta trovato il suggerimento giusto, non se lo lascierà scappare… poi magari ritorna a fare una nuova ricerca come niente fosse.

Quindi, la Long Tail diventa un po meno Long ed il traffico in entrata dalle variazioni delle parole chiave si riduce in modo abbastanza drastico, secondo le preferenze del Motore di Rierca. A tal proposito ho ipotizzato un calcolo (puramente ideale) per comprendere meglio ciò che secondo me accadrà nel prossimo futuro. Continue reading


Al tempo l’azienda [AllTheWeb] di Sunnydale non soffriva la concorrenza di Big G e non era portata a innovare né a rischiare. Scelse la cautela, una parola assente dal vocabolario del concorrente. La parola che le ha fatto perdere il confronto. (Fonte Wired.it)

Questa frase apparsa sul sito di Wired Italia mi ha fatto pensare molto, perchè vedo atteggiamenti molto simili a questo. Qui stiamo parlando di multinazionali dai fatturati da capogiro, eppure, nonostante i budget disponbili, nonostante le possibilità  di rischiare qualcosina e non fallire se qualcosa va storto, non si prova e non si rischia.

“Scelse la cautela” è la frase che mi ha colpito maggiormente. Poteva essere rivoluzionaria già  anni fa quando l’allora piccolo Google “faticava a stare a galla“.

Non sempre è possibile innovare, questo è certo, a volte analisi sbagliate, mercati che si trova in un certo grado evolutivo possono portare a considerare fallimentari idee che dopo qualche anno risultano rivoluzionarie o comunque si trasformano in grandi buone (e proficue) idee. Ma almeno, è sempre possibile provarci.

L’esempio forse più eclatante che io ricordi sono gli ebook reader, immessi sul mercato qualche anno fa e mai considerati, fintanto che grandi aziende trascinate da Apple, hanno riaperto la strada puntando su una nuova tecnologia e un nuovo strumento.

Sarà  anche un fatto di innovazione, di comunicazione, di mercato non pronto alla rivoluzione, di tecnologia mancante, poco performante per ciò che si vuole fare o troppo costosa, ma ogni tanto fa bene, sopratutto per chi di mestiere fa l’imprenditore, pensare al rischio come opportunità  e non come fallimento.

Stiamo parlando di grandi aziende, le rivoluzioni che posso fare loro con i loro soldi non sono immaginabili da piccole aziende. Ma l’innovazione non è un fattore economico.

Forse innovazione viene intesa come “trasformare cò che faccio in qualcosa di nuovo”. Innovazione è cambiamento che genera progresso umano indipendentemente da ciò che siamo in grado di fare ora. Il caso scozzese dei pollai trasformati in monolocali deve essere di esempio. E non ditemi che l’evoluzione naturale di una gabbia per polli è un dolce e confortevole monolocale per innamorati :) .

Creatività  ed un po di rischio sono fondamentali per vincere le sfide di un mercato in continua evoluzione. Altrimenti rischieremo di perdere sempre qualsiasi confronto…